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Apatia diffusa, non mi piace più quello che mi piaceva, non mi colpisce più quello che mi colpiva, vagamente Etranger, e la tentazione proustiana di chiudere le imposte e vivere al buio – perché sono stanca di vivere di giorno, vorticare per inerzia, ma già il vortice ha un centro che io sento di aver perso, vorrei esplodere e non devo, sono incazzata e ho dimenticato il perché, e quindi sfogo "nel conforto-eutanasia delle solite cose" e finisco per disgustarmi della mia stessa indolenza…

Una risposta »

  1. Spesso il male di vivere ho incontrato:
    era il rivo strozzato che gorgoglia,
    era l’incartocciarsi della foglia
    riarsa, era il cavallo stramazzato.
     
    Bene non seppi; fuori del prodigio
    che schiude la divina Indifferenza:
    era la statua nella sonnolenza
    del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

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