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No, non è un intervento sulle taglie micro e sullo slogan "Ciao magre!" di Elena Mirò… ma sul mensile musicale di "Repubblica", in particolare sulla rubrica delle lettere presente sul numero di giugno 2007. A parte amenità varie (le solite…), hanno pubblicato una lettera di un tale Francesco Camattini, che mi piace trascrivere:
Siamo la società del nulla. Vaghiamo dentro a una immensa bolla di sapone. Ogni società si esprime più o meno consapevolmente attraverso delle metafore. Una delle metafore più avanzate del nostro esistere è Internet. Una cascata di codici binari che confinano con la nostra bolla di sapone.
Tutti sono su Internet: le pornodive, gli appelli umanitari, le case discografiche, le istruzioni per preparare la bourguignonne o una bomba fatta in casa, le foto agghiaccianti di omicidi efferati, i conti correnti, i pedofili, le aste per comprare comprare comprare, le pubblicità. Basta essere su Internet per esistere, basta navigare. Basta così: un link per essere linkati a un link che ci linkerà a un sito pieno di link che rimandano ad altri link. E’ angosciante. Possiamo chattare, o scambiarci messaggi, senza l’ingombro della fisicità. Forse la nostra società ci vuole dire che il corpo è un ingombro: è così spesso malato, vecchio, usato, abusato, affamato, confuso, assetato, oltraggiato, mutilato, guardato.
Siamo diventati osceni a noi stessi?
E la risposta della intellettualissima redazione di XL qual è?
Beh, comunque c’è anche chi vive in maniera del tutto normale…
Desolante.

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