Ancora lui

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Ebbene sì! Non pensavo avrei citato continuamente MONTAIGNE in questo blog, specie perché non mi ha appassionata (forse a causa di una spiegazione troppo pedestre, seppur a livello universitario) la lettura dei suoi Essais.
Eppure, non posso fare a meno di rendermi conto che si tratta di una lettura imprescindibile, per il relativismo che è in grado di trasmettere e per l’olezzo di ottime letture che emana (il che potrebbe risparmiare a molti lo sforzo di andare a leggere le opere da cui le numerosissime citazioni sono tratte!)
Riporto qui un famoso passo tratto dal Chapitre 12 del Livre 2, ossia l’arcinota Apologie de Raymond de Sébond:

L’ignorance qui estoit naturellement en nous, nous l’avons par longue estude confirmée et averée. Il est advenu aux gens veritablement sçavans, ce qui advient aux espics de bled : ils vont s’eslevant et se haussant la teste droite et fiere, tant qu’ils sont vuides ; mais quand ils sont pleins et grossis de grain en leur maturité, ils commencent à s’humilier et baisser les cornes. Pareillement les hommes, ayans tout essayé, tout sondé, et n’ayans trouvé en cet amas de science et provision de tant de choses diverses, rien de massif et de ferme, et rien que vanité, ils ont renoncé à leur presumption, et recogneu leur condition naturelle.

Per me è ‘semplicemente’ un invito alla modestia, ma, su
http://www.filosofico.net/montaignesaggiomio.htm, leggo questa spiegazione:

Agli occhi di Montaigne, gli uomini sono paragonabili alle spighe di grano: come esse si innalzano fieramente quando sono vuote, mentre quando sono piene di grano si fanno umili e si abbassano, così gli uomini sono pregiudizialmente certi della forza incontrastata della propria ragione e, tronfi d’orgoglio, ergono il capo disprezzando la fede, ma, dopo esser maturati e dopo aver saggiato la realtà, prendono atto della miseria in cui versa la loro condizione – tale per cui la loro ragione non può nulla se non dibattersi perpetuamente nel dubbio – abbassano il capo e si gettano fra le braccia di Dio. In questa maniera, è messa al contempo in luce la superbia dell’uomo, quest’animale che “non saprebbe fare un pidocchio, e fabbrica dèi a dozzine”, e la sua intrinseca debolezza, della quale prende coscienza man mano che procede a conoscere il mondo circostante.

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