In tema di tasse

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E noi che ancora crediamo che pagare i contributi sia (oltre che semplicemente dovuto per legge) manifestazione di senso civico…
Voilà il Contrappunto di Riccardo Chiaberge dal "Domenicale del Sole 24 ore", 12 agosto 2007:
Ci mancava solo questa, proprio alla vigilia del Gran Premio di Brno. Chissà come gongolerà il rivale Casey Stoner, scaldando i motori della sua Ducati, dopo aver letto la notizia sul Sydney Morning Herald: "Valentino Rossi nei guai col fisco italiano". Il sindaco di Tavullia, il comune nelle Marche dove il campione non risiede, ma su cui ha fatto piovere la grazia della "banda larga", è in preda ad una comprensibile amarezza: "Vale è scosso, non vedo perché debba rovinarsi l’immagine per una cosa del genere. Il momento era già delicato, adesso il Mondiale è bello che andato". [Mi permetto di interrompere Chiaberge per osservare che ora non c’è nessuno che sfotta Rossi come lui, ai suoi esordi, ha volgarmente sfottuto Max Biaggi, rovinando, a lui sì, la carriera.] Tutta colpa degli ispettori di Visco, che gli hanno presentato un conto megagalattico da 112 milioni di euro, tra imposte evase, sanzioni e interessi. Urca! Come si fa a chiedere tutti questi soldi a un ventottenne? Vogliono mettere in ginocchio lo sport azzurro? Per fortuna viene in soccorso l’ottimismo di papà Graziano: "Quando uno sportivo fa bene il suo lavoro, le altre cose passano in secondo piano. E lui è uno di quei cittadini che ci fa vivere una domenica pomeriggio migliore". Insomma, dovremmo fare una colletta e pagarle noi, quelle tasse.
Del resto, come dice l’esperto Victor Uckmar, in Italia il fisco è ingiusto e "il sacrificio per la patria è un sentimento antiquato". Ma non è "Vale" quello sventola il tricolore ogni volta che taglia vittorioso il traguardo? Macchè, lui vive a Londra. Evidentemente, l’amor di patria vale solo per i caduti di Nassiriya, non per gli eroi su due ruote nella loro veste di contribuenti.
E poi, siamo seri: questo è il Paese dove i piromani colti in flagrante vengono subito rilasciati, gli assassini messi in libertà per buona condotta e l’automobilista ubriaco che ha ucciso una sedicenne resta in cella un mese (a proposito, "Vale" non fa lo sport di una birra? E come la mette col "bere o guidare" del ministro Melandri?) Cosa volete che siano, insomma, pochi milioni di imposte? In Italia, per ogni pecorella smarrita c’è una mamma che comprende e scusa, un sindaco grato per la banda larga, un parroco pronto all’assoluzione, una comunità che si stringe, come Carovigno per Cosimo Mele, intorno al suo idolo perseguitato, nugoli di cronisti avidi col microfono aperto, e un rettore impaziente di consegnare qualche pergamena. La prossima laurea honoris causa, "Vale" dovrebbe prenderla in Scienza delle finanze. Sempre che non ne vogliano dare una all’onorevole Mele. Naturalmente in Diritto di famiglia.

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