Senza vergogna

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Mi sembra sempre attuale questa menata di Marco Travaglio nella sua rubrica ULIWOOD PARTY ("L’Unità", 14 novembre 2006).
Senza vergogna
Oltre alle tante riforme inutili, di cui si parla in continuazione, ce ne sarebbe una utilissima, di cui non si parla mai: il ripristino della vergogna. Basterebbe reintrodurre nella società questo sentimento semplice ed elementare, per risparmiarci tanti spettacoli inverecondi.
Se esistesse la vergogna, Adriano Galliani, condannato dalla giustizia sportiva per i traffici del Milan intorno ad arbitri e guardalinee, eviterebbe di paragonare a Beria il capo dell’ufficio indagini della Figc Borrelli, che si era permesso di eccepire sulla sua partecipazione, da squalificato, a una riunione di dirigenti del calcio.
Se esistesse la vergogna, Luciano Moggi, l’uomo che è riuscito nell’impresa di trascinare in serie B la Juventus dopo 109 anni di storia, eviterebbe di pontificare su Antenna3 e su Libero (due giorni fa, dall’alto della sua esperienza, spiegava la filosofia del conflitto d’interessi a Guido Rossi).
Se esistesse la vergogna, Silvia Toffanin – fidanzata di Piersilvio Berlusconi, dunque conduttrice di Verissimo – eviterebbe di attaccare le eccessive scollature delle veline di Buona Domenica, visto che nella sua precedente vita la Toffanin compariva in tv in qualità di «letterina», abbigliata (si fa per dire) con un paio di francobolli.
Se esistesse la vergogna, il ministro della Giustizia Clemente Mastella eviterebbe di festeggiare l’insediamento del nuovo procuratore generale di Catania Giovanni Tinebra portandosi dietro il collega di partito Nuccio Cusumano, che proprio a Catania è imputato per turbativa d’asta nello scandalo per gli appalti truccati dell’ospedale etneo.
Se esistesse la vergogna, chi ha dato dei «coglioni» a milioni di elettori eviterebbe di eccepire sul «paese impazzito» descritto da Prodi. Se esistesse la vergogna, la Casa delle Libertà eviterebbe di alzare barricate sui tagli alla ricerca, dopo aver tagliato selvaggiamente per cinque anni i fondi alla ricerca, cacciando pure dall’Enea il premio Nobel Carlo Rubbia per sostituirlo con un elettricista leghista che si fingeva laureato.
Se esistesse la vergogna, Sergio Segio e la Rizzoli avrebbero evitato di intitolare le memorie dell’ex terrorista rosso col civettuolo giochino di parole «Una vita in Prima Linea».
Se esistesse la vergogna, la figlia di un uomo politico – fuggito in Tunisia per sottrarsi alla giustizia del Paese che aveva sgovernato per vent’anni – eviterebbe di spiegare al capo dello Stato che gli anni di Mani Pulite «furono anni di violenza e prevaricazione, di prepotenze e soprusi, di decadenza politica e morale, di menzogne e di ingiustizie» (salvo – si capisce – che si riferisca ai delitti commessi da papà).
Se esistesse la vergogna, il cosiddetto presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga eviterebbe di aizzare, su Libero, Berlusconi ad allestire «una piazza che faccia paura» e l’Udc a «portare in piazza la mafia» per «far tremare il governo con un fatto politico potente» (anche perché non c’è bisogno di invitare).
Se esistesse la vergogna, Giovanni Consorte, appena condannato in primo grado per insider trading col degno socio Chicco Gnutti e indagato per 50 milioni di fondi neri col dioscuro Sacchetti, eviterebbe di fondare una merchant bank rossa.
Se esistesse la vergogna, l’avvocato Taormina eviterebbe di chiedere il trasferimento del processo per il delitto di Cogne da Torino a Milano, visto che era stato lui a chiederne il trasloco da Aosta a Torino, ed era stato lui a chiedere l’arresto dei giudici di Milano.
Se esistesse la vergogna, chi ha usato 80 milioni dell’8 per mille versato dai contribuenti per l’arte e la cultura per finanziare una guerra criminale e incostituzionale andrebbe a nascondersi per sempre.
Se esistesse la vergogna, chi votò l’indulto eviterebbe di svelare, sei mesi dopo, di averlo fatto «con sofferenza», ma chiederebbe scusa agli elettori e alle vittime.
Se esistesse la vergogna, i buontemponi che han redatto una petizione pro Renato Farina, alias agente Betulla al soldo del Sismi, non avrebbero raccolto nemmeno una firma, invece hanno avuto quelle di un ex capo dello Stato (il solito Cossiga), di due ex premier (Berlusconi e Andreotti), di due vescovi (Negri e Maggiolini) e di alcune preclare figure del Parlamento (come Gasparri, Buttiglione, James Bondi e la solita Stefania Craxi).
Se esistesse la vergogna, non saremmo in Italia. Che, per gli ottimisti, è un Paese impazzito. Per i realisti, è un Paese finito.

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