Lisbona – il cieco

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Tic, ti-tic, tic-e-tuc, tic, ti-tic, tic-e-tuc, si espande nel cervello il ritmo da baccante rinnegato di un cieco nella metropolitana di Lisbona, tic, ti-tic, tic-e-tuc, un martelletto che percuote cadenzato la cassetta per le elemosine, appesa al collo e coperta di adesivo da imballaggi per tenerci sopra un santino, e il bastone, più alto e pesante di quelli per i ciechi, che fa tump nel corridoio del treno sotterraneo e schiaccia qualche piede e tutti i timpani, tu vorresti non guardarlo ma che t’importa del tatto verso i menomati, lui non ti vede!
Tic-ti-tic, tic-e-tuc, e di nuovo tump, tic, ti-tic, tic-e-tuc, lui sa che tu lo vedi e fa di tutto per farsi guardare, con quegli occhi strabici e celeste albino rovesciati dalla perfidia di chissà quale divinità capricciosa, e si stupisce degli ostacoli che episodicamente lo bloccano, ma come, mi sentite e non mi evitate, se non volete aiutarmi guardatemi e scansatemi, sembra dirti quella nenia portoghese che accompagna lo scandalo, che accompagna il tump, tic, ti-tic, tic-e-tuc.

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