I viaggi della memoria

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Appiccico qui un pezzo di Ascanio Celestini, pubblicato (nella rubrica di cui all’oggetto) sul supplemento "Viaggi" di "Repubblica" del 31 gennaio 2008. Non lo commento, parla da solo. Spero soltanto di non essere censurata di nuovo (come è successo per il video di Celestini sul PD e la minestra riscaldata che misi su YouTube e acclusi a questo blog nello scorso aprile…)!
 
Prodi, Berlusconi e le lingue morte
 
Cinquanta morti in Kenya è la seconda notizia del telegiornale.
La prima è l’intreccio di dichiarazioni tra Berlusconi e Prodi. Per il primo l’Italia cresce meno della Spagna. Per il secondo gli Spagnoli stanno ancora indietro. E il giornalista che dice? Io mi aspetto che smascheri il trucco. Che sveli chi dei due è il bugiardo e invece lascia la questione a mezz’aria scivolando nel secondo argomento. Si apre il sipario sui morti africani. Anche quando morì il quinto operaio [della ThyssenKrupp] di Torino la prima notizia di quello stesso telegiornale era un’altra. Si parlava del freddo. Uno scoop considerando che era inverno.
Quando muore qualcuno che conosco penso "capiterà anche a me". La morte diventa un fatto concreto. Man mano che la questione si allontana perdo la concentrazione e l’interesse. Coi morti annunciati in televisione all’inizio cerco di immedesimarmi. Se si tratta di un bambino penso a mio figlio, sto male e devo cambiare canale. Se si tratta di qualcun altro seguo con l’attenzione della ragione, ma distaccato nei sentimenti. Se la questione si svolge altrove, tra altra gente di altre culture e continenti spesso mi distraggo. Penso che potrei approfondire sul giornale o su Internet. Ma quasi mai me la vado a ripescare, perché il telegiornale corre e io non faccio in tempo a capire di cosa si tratta che siamo già arrivati alla ricetta del giorno. Dal Parlamento al baccalà coi ceci passando per le stragi africane. Vedo tre telegiornali di seguito e aumenta solo la mia confusione. Chi ha ragione tra Prodi e Berlusconi? Perché sono stati bruciati vivi in Africa? Quanto deve stare a bagno nell’acqua il baccalà prima di essere cucinato? E i ceci?
Mi capitava la stessa cosa al liceo quando cercavo di tradurre le versioni dal greco. Una volta feci nuotare un filosofo verso Socrate. Mi scusai col professore, dissi che "pensavo stessero alle terme". Sul mio foglio protocollo le parole antiche erano tutte tradotte in italiano moderno, ma il senso era perso. Per due ore ero rimasto impigliato tra néw e néoz e intanto i miei filosofi, invece di ragionare, gallegiavano nell’acqua come i ceci e il baccalà. Ma davanti al greco antico non ero preoccupato come davanti al telegiornale. Volevo solo che il compito in classe finisse presto. Che finisse il liceo. Che la scuola affogasse in quell’acqua stagnante in cui nuotavano i filosofi morti. Mentre con le notizie del mondo vorrei farci i conti e non posso perché il giornalista traduce la realtà peggio di come io traducevo le versioni al liceo. Bisognerebbe rimandarlo a settembre come successe a me, e invece viene mandato in onda. Mescola i morti col baccalà, Prodi con Berlusconi e trasforma la realtà in una storia trascritta sommariamente da una lingua morta. In sintesi: in Africa c’è una guerra che nessuno racconta per coprire le responsabilità dell’Occidente ricco, che, per ogni euro che gli regala con la beneficenza, se ne riprende dieci con lo sfruttamento delle risorse e il pagamento del debito. Il baccalà salato deve stare a mollo almeno due giorni, per i ceci può bastare una notte.
Per trovare un senso ai discorsi tra Prodi e Berlusconi non basta una vita intera.

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