“Ne uccide più la violenza domestica della mafia”

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Che fine stiamo facendo, noi donne? Si stava davvero meglio quando si stava peggio?
Quando sono stata in Albania a maggio, ho conosciuto l’attore e regista barlettano Gianpiero Borgia, che a cena mi disse, suadente e sarcastico: Voi donne volevate la parità, avete ottenuto solo l’uguaglianza. Quando gli feci notare che per le donne lavorare non era un puntiglio, ma la dimostrazione che esistono pari capacità intellettuali e professionali, allora si scusò per essere sembrato maschilista. E precisò: La richiesta legittima era quella di pari opportunità di accesso e di movimento, ma vi siete involgarite, incarognite, siete diventate violente come gli uomini e avete perso la vostra funzione antropologica di civilizzazione dell’istintualità (ma non credo che Gianpiero abbia usato queste parole precise).

Ma io non capisco: è possibile che la sola rivoluzione sessuale e l’indipendenza lavorativa sessantottesche abbiano ‘creato’ da un lato adolescenti smandrappate e, dall’altro, uomini per cui l’unica, innegabile manifestazione di virilità è la brutalità, sessuale e psicologica?

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