Da “D” di “Repubblica” 21-02-09

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Le radici cristiane dell’occidente

Scrive Nietzsche: "Dio è morto. E noi l’abbiamo ucciso. Questo evento misterioso è tuttora in corso e non è ancora giunto alle orecchie degli uomini"

"Sono un laureando in Conservazione dei beni culturali e ho 27 anni. Mi meraviglio sempre quando intellettuali come lei (aggiunto ad esempio a Scalfari) rimproverano alle gerarchie religiose e ai loro seguaci la perdita dell’originalità del messaggio cristiano. Io credo che voi sappiate quanto i fondamenti di quel messaggio siano penetrati a fondo nella civiltà occidentale; come essi siano la base (spesso rinnegata) delle più moderne teorie politiche, tra le quali anche il marxismo. Soprattutto essi hanno costituito lo sfondo indispensabile per la nascita del pensiero scientifico. La riscoperta dell’idealismo greco poteva avvenire solo in quel contesto cristiano. Lei come spera di poter influire su chi considera la costituzione del mondo una questione che si riconduce in primo luogo alla parola cristiana? Queste persone, vista questa priorità, non hanno nessuna speranza di comprendere la portata del dato scientifico e il limite vero che esso ha in sé, pur adoperando quotidianamente rappresentazioni della realtà di tipo scientifico. Non si dovrebbe occupare il tempo (e molti lo fanno) a impostare un dialogo che è al principio non impostabile?"
(Matteo Faggiani faggianim@yahoo.it)
 
Risponde Umberto Galimberti
Io penso che tra cultura greca e cultura cristiana non c’è alcuna parentela, perché i Greci, a differenza dei cristiani, concepiscono la natura come quello sfondo immutabile "che nessun dio e nessun uomo fece"(Eraclito), regolata dalla legge della necessità, che prevede la morte nelle sue determinazioni (piante, animali, uomini) come condizione della sua vita. Platone dice che l’uomo è "giusto" se si "aggiusta" all’universa armonia, e quindi accoglie la sua condizione di "mortale" con cui i greci erano soliti chiamare l’uomo, il quale non può pretendere di prolungare la sua vita oltre misura (kát métron) sancita dalla legge naturale. Il cristianesimo, invece, concepisce la natura come l’effetto di un atto di volontà. Quella di Dio che l’ha creata e quella dell’uomo a cui è stata consegnata perché ne eserciti il dominio (Genesi, 1,26). Ma soprattutto il cristianesimo ha superato lo sfondo tragico della cultura greca, promettendo all’uomo il superamento della morte "O morte, dov’è il tuo pungiglione?" scrive Paolo di Tarso nella Prima Lettera ai Corinti (15,51-58).
Questa promessa, che Nietzsche definisce "il colpo di genio del cristianesimo" ha impresso all’Occidente, che è la civiltà nata dal cristianesimo, una carica di ottimismo e una spinta propulsiva che non si sono estinti neppure quando la fede in Dio si è affievolita a partire dal Seicento: con la nascita della scienza, e poi dell’illuminismo, e poi del marxismo, e poi della psicoanalisi, che altro non sono che forme secolarizzate del cristianesimo. La visione cristiana del mondo prevede infatti che il passato sia male (peccato originale), il presente redenzione e il futuro salvezza. Allo stesso modo la scienza concepisce il passato come male (ignoranza), il presente come ricerca e il futuro come progresso. Ma anche il marxismo ritiene che il passato sia male (ingiustizia), il presente riscatto (rivoluzione), il futuro paradiso in terra. Anche la psicoanalisi pensa il passato come malattia, il presente come cura e il futuro come guarigione. La visione del mondo cristiana ha pervaso col suo ottimismo tutte le espressioni culturali dell’Occidente, che dunque è cristiano non solo nelle sue radici, ma anche nell’albero, nei rami, nelle foglie.
Ma, come ci ha avvertito Nietzsche, oggi "Dio è morto", nel senso che un tempo c’era e creava mondi (si pensi al Medioevo dove la letteratura era inferno, purgatorio e paradiso, l’arte era arte sacra, persino la donna era donna-angelo), e ora non c’è più perché il mondo accade come se Dio non fosse. Se tolgo infatti la parola "Dio" continuo a capire le dinamiche del mondo contemporaneo, che mi risulterebbero incomprensibili se togliessi ad esempio la parola "denaro" o la parola "tecnica". Con la morte di Dio è finito in Occidente l’ottimismo cristiano. La scienza infatti conosce perfettamente i suoi limiti molto più di quanto non li percepisca la nostra fede nella scienza, il marxismo ha vissuto il suo tramonto, la psicoanalisi il suo declino. L’ottimismo che il cristianesimo aveva profuso nella cultura dell’Occidente si è estinto, e al suo posto è subentrato il nichilismo che Nietzsche definisce così: "Nichilismo, manca lo scopo, manca la risposta al perché, i valori supremi perdono ogni valore". Infatti, nell’orizzonte dispiegato dalla tecnica, che tende solo al suo autopotenziamento, possiamo parlare solo di "sviluppo" che è una dimensione quantitativa, ma non di "progresso", che fa riferimento al miglioramento qualitativo della condizione umana. Il risultato è che noi oggi non viviamo più l’ottimismo cristiano, e, siccome rifuggiamo dalla condizione di "mortali", ben presente agli antichi greci, ci concentriamo su un presente che non guarda il futuro, perché lo intravvede non più come una promessa, ma come una minaccia, da cui distoglie lo sguardo, come sempre accade di fronte a ciò che non si riesce a controllare e soprattutto che non riesce più ad accogliere la nostra speranza di riscatto, di salvezza, di progresso, di salute.

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