Parlare serve… ma anche no

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Oh sì, parlare serve… non foss’altro che per sciogliere quella sensazione di metallo in bocca che viene a lui quando rivede lei e a lei quando rivede lui.
Serve per sentire le rispettive voci, che continuano a fare quel particolare effetto… sì, quello.
E quindi (a pensarci bene) non serve. Perché di quell’effetto – come delle affinità, come delle risate – si era consapevoli anche prima.
Mi sei mancata. Che cosa strana da sentirsi dire.

E la celeberrima canzone di Max Gazzé che incollo qui sotto forse spiega “l’anello mancante” di cui parlavo il 17 maggio.

Cara Valentina, il tempo non fa il suo dovere
e a volte peggiora le cose
Credimi, pensavo davvero di avere superato
il momento difficile
ed ancora adesso non mi è chiaro lo sbaglio che ho fatto
– se il vero sbaglio è stato il mio –
perché dai miei trent’anni ti aspettavi un uomo
col senso del dovere,
perché chi s’innamora non deve dirlo a nessuno…
oppure un’imprudente enfatica demenza
nel farti le carezze girata dall’altra parte…

Ho la strana sensazione di un amore acceso
esploso troppo presto fra le mani
e, cara Valentina,
che fatica innaturale perdonare a me stesso
di essere io, di essere fatto così male
Cara Valentina, il tempo non fa il suo dovere
e a volte peggiora le cose
E tu sarai il pretesto per approfondire
un piccolo problema personale di filosofia
su come trarre giovamento
dal non piacere agli altri
come in fondo ci si aspetta che sia

Per esempio, non è vero
che poi mi dilungo spesso
su un solo argomento…

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