Cos’è la verità?

Standard
Così Umberto Galimberti ha deciso di intitolare la lettera della settimana su «D – la Repubblica delle Donne» del 16 gennaio 2010. La risposta del filosofo opinionista mi interessa meno del contenuto della lettera, che deve suggerirci come il berlusconismo sia una realtà popolare, più che la malafede di personaggi corrotti e corruttori.

Alcuni dati indicano come circa l’80% degli italiani, come unica fonte di informazioni sul mondo, non abbia che la televisione. L’uomo pericoloso è l’uomo che ha letto un solo libro, diceva un vecchio adagio. Figuriamoci se non ne ha letto nessuno.
Un curioso episodio capitatomi in una tabaccheria del centro di Venezia, città antileghista e antifascista – ancora per quanto? – è più rivelatore che tanti studi sociologici su questa povera patria. Una signora avanti con gli anni stava giocando il lotto ed io ero dietro di lei, in attesa del mio turno. Con il proprietario parlavano di un argomento a caso dell’Italia televisiva: il presidente del Consiglio. Dai loro discorsi evincevo che l’attuale presidente del Consiglio è un uomo del fare, a differenza di altri suoi predecessori che evidentemente avevano fatto poco. Lo ammetto, non sono riuscito a rimanere distaccato e mi sono tradito con una smorfia dubitativa. La signora si è rivolta a me, dispiacendosi che mi fosse toccato sentire la verità. La verità? Addirittura la verità?
Ho provato timidamente a ribattere come la sua, più che la verità, fosse un’interpretazione della verità. Ma la signora, già infastidita dalla mia smorfia precedente e ora sicura della mia infedeltà, ha replicato, per sostenere la sua tesi, che il presidente del Consiglio gode del 70% dei consensi in Italia!

Che illuminazione mi ha dato, suo malgrado, la gentile signora. La verità è il consenso.
La verità non è l’aderenza ai fatti, visto che Nietzsche ci ricorda che non esistono i fatti, ma solamente le loro infinite interpretazioni. La verità è l’adesione della maggioranza. Se dico che 2+2 non fa 4, bensì 22 e tutti acconsentono, ho detto la verità. Sorridendo, ho risposto alla gentile signora che, se la verità sta nel consenso, allora Hitler aveva oltre il 90% di consensi. Evidentemente ho esagerato: la signora se ne è andata via dicendomi dietro di tutto, frasi che per rispetto alla sua età non oso riportare.
La verità è quando abbiamo un unico libro a disposizione per raccontarla: Bibbia o Corano che sia, è lo stesso. Se lo facciamo diventare un libro sacro, abbiamo la verità. Mentre tutto il resto non sarà vero. La verità è quando abbiamo la televisione come unica fonte di notizie, di informazioni, di intrattenimento, di compagnia. La sinistra, o quel che ne è rimasto, ha commesso l’errore più grande: quello di lasciare l’egemonia culturale al presidente del Consiglio, pensando che la cultura si facesse ancora nei libri, nei giornali, nei teatri e nei cinema. Ecco un’altra verità.
Cristiano Chiusso (cristiano.chiusso@libero.it)

Risponde Umberto Galimberti:
C’è un senso in cui la signora avanti con gli anni che stava giocando al lotto, ha espresso uno dei tanti significati che la verità ha assunto nel corso della storia. Si tratta della “verità come efficacia” che si misura sugli effetti di realtà che produce, nel senso che fa essere in un modo o nell’altro la realtà. Giusto per fare un esempio, non sappiamo, se non per fede, se Dio esiste o non esiste, ma il fatto che la sua esistenza sia stata creduta come assoluta verità, ha creato un mondo, come quello medioevale, dove l’arte era arte sacra, la letteratura era inferno purgatorio e paradiso, persino la donna era donna angelo. In quell’epoca non possiamo negare che l’esistenza di Dio era una verità, perché produceva effetti di realtà, creava un mondo.

I primi a intuire e a diffondere il concetto di “verità come efficacia” furono i sofisti dell’antica Grecia che, alla parola “conoscitiva” aderente al reale, sostituirono quella “persuasiva”, capace di produrre effetti di realtà con la fascinazione e la seduzione degli affetti. Macchine queste in grado di inculcare o modificare le opinioni degli ascoltatori, che di conseguenza finiscono per trattare le opinioni da cui sono stati sedotti come verità. Per questo nella letteratura greca i termini che più frequentemente accompagnano la “Persuasione” (peithó) sono i filtri e i farmaci, e per la stessa ragione Gorgia paragona il potere della parola sull’anima a quella dei farmaci sul corpo. Per questo Platone, volendo costruire la città ideale riteneva fosse necessario espellere retori e sofisti, contro i quali scrisse quattordici dei trentaquattro dialoghi che ci sono pervenuti.
Questo per dire che per formarsi una corretta opinione bisogna ascoltare parole non seduttive, ma correttamente argomentate e opportunamente documentate. In pratica bisogna essere istruiti e avere maturato una buona coscienza critica. In caso diverso funzionerà solo quella parola che è più capace di sedurre, creando un effetto di realtà ad essa conforme. Una parola che, per il solo fatto di essere in grado di produrre effetti di realtà, per la sua efficacia sarà ritenuta “verità”.

Una risposta »

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...