Sarpi in the sky with diamonds

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Guardando verso una luce corrosa dal sale, circondata da pendolari ontologicamente irritati e da immigrati dall’apparenza stupita e indolente – traiettorie delle molecole di vapore acqueo. E che ne so, magari è colpa dei Sei pezzi facili di Feynman – ripensavo alla conferenza stampa di Obama trasmessa ieri sera da BBC World. Voce poderosa ma ponderata, contegno sicuro tendente al serafico. Come si fa? Cosa c’è dietro? Quanta applicazione, quanto lavoro sui muscoli facciali, sulla dizione? Come si fa a dimenticarsi di sé?
Forse una risposta è nel prete laico, nel cattolico protestante che tuttimmondo c’invidia: Paolo Sarpi. Sono giorni che mi torna in mente la sua aforistica dichiarazione: «La falsità non dico mai, ma la verità non ad ogni uno». E vorrei trascrivere qui un passo dei suoi Pensieri medico-morali, perché prescrive un’arte della discrezione che si fa dissimulazione:

«Mai piglia impresa di voler persuadere la tua opinione all’universale ch’è impossibile, ne per leggerezza ti lascia uscir parola contro la comune, ma abbi verba in tua potestate, al che giova minimun cum aliis loqui, plurimun secum: e se puoi stare così mascherato con tutti, non curare ch’alcun vegga la tua faccia; e se non puoi contenere il prurito di lasciarla vedere, elegi con giudizio e con precedente prova, pochi o uno dicendo con Epicuro: satis magnum alter alteri theatrum sumus.»

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