Peccare senza posa

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Peccare senza posa, né
vergogna,
senza contare i giorni né le notti,
e col cerchio
alla testa dalla sbornia
cacciarsi nella casa del Signore.


Inchinarsi tre volte fino a terra,
e sette farsi il segno della
croce,
di nascosto sfiorare il pavimento
pieno di sputi con la
fronte ardente,

E messo là un soldino d’elemosina,
baciare
prima tre, poi sette volte,
la povera cornice dell’icona

consumata da secoli di baci.

Poi, sulla via di casa, raggirare
qualcuno per rifarsi del soldino,
e scacciare a pedate, fra i
singhiozzi,
il randagio affamato dalla porta.

Bere, sotto
il lumino dell’icona,
il tè, schioccando col pallottoliere,
e
dischiuso il panciuto cassettone,
ricontarci i biglietti,
insalivandoli;

e sopra l’imbottita d’un piumaccio

stramazzare nel sonno più profondo…
Sì, Russia mia, anche così
tu sei
il paese per me più caro al mondo.

Aleksandr
Blok
,
26 agosto 1914

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