Fenomenologia di chi va al Salone

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Toh, tra la folla c’è pure il lettore! di Giuseppe Scaraffia – «Il Sole 24 Ore», 9 maggio 2010

Ogni anno ci casco. Agisce fulmineamente nel corridoio dietro la sala stampa del Salone del Libro. Impossibile riconoscerlo, ogni anno ha un’aria più normale. E’ l’uomo che Annuncia la fine del Mondo. Quando quello che sembra un tranquillo ragioniere si è avvicinato, è troppo tardi. Non resta che subire la serena, documentata esposizione della catastrofe imminente. Prima di congedarsi distribuisce una serie di striscioline prima ciclostilate, ora stampate al laser e autoadesive, con le istruzioni per salvarsi.

In fondo è molto meno inquietante dei Cacciatori di Autografi che si accostano con aria determinata. Prima chiedono di farsi scattare una fotografia sottobraccio all’autore, poi l’autografo su un album e alla fine la precisazione: "Per favore, scriva sotto cognome e nome in stampatello, così so chi è". A tratti la folla si addensa in nugoli entusiastici intorno alle vedette, che avanzano con aria cupa e grave, assorte in un destino superiore, sconosciuto alle schiere di fan.

Tra loro spicca l’Inesorabile, capace di parlare per un’ora intera, indifferente allo smarrimento e ai crampi che scuotono perfino i fedelissimi. C’è poi l’Imbonitore, che esalta il proprio libro con il tono di chi fa una confessione ardua, ma veritiera. C’è lo Scrittore alla Mano, che cerca di stabilire un contatto con il pubblico con battute, barzellette e locuzioni dialettali. In declino l’Impegnato, fino a qualche tempo fa iperdiffuso; in aumento l’Ammaliatrice Nerosvestita, che fulmina distrattamente con sguardo lascivo i quattro sventurati entrati per caso alla presentazione del suo libro rovente.

C’è il Denunciatore, presidiato da tre gorilla a fronte di un improbabile assalto dei denunciati, sempre alla disperata ricerca di una nuova denuncia in cui rilanciarsi. C’è il Trombato, ex-manager o ex-politico alla ricerca di resurrezione nel regno delle lettere, che osserva stupito la platea semivuota prima di redarguire severamente l’ufficio stampa, trascurando l’ex-dipendente che viene a chiedergli un favore. Ci sono i Divi, adorati dagli editori, che pubblicano alla cieca qualunque improbabile frammento autobiografico: calciatore, atleti, attori, sinceramente convinti che basti avere un nome in copertina per essere degli scrittori.

Ci sono le Autocelebrative, di solito donne, che offrono a una platea dubbiosa preziosi ricordi della loro balia, salvo poi non riconoscere l’amica d’infanzia accorsa ad omaggiarle. Cupo ed esaltato, l’Esordiente, toccantemente convinto di essere un genio, vede una congiura dietro chiunque non lo celebri come pensa di meritare. Il Pagante, che ha pubblicato a sue spese un malloppo indigeribile, si lamenta della mancanza d’attenzione: tutta colpa della tv. Ovunque si aggirano individui dall’aria aggrondata: sono gli Ancora Inediti, consapevoli che il loro posto sarebbe sulla tribuna, in luogo di quegli usurpatori. Nell’attesa della gloria, si avvicinano agli scrittori esausti dopo l’intervento e, senza perdere tempo a lodarli, snocciolano con aria accusatoria le proprie disavventure editoriali e li costringono a portarsi via una pesante stampata a getto d’inchiostro.

Meno male che ci sono anche folle di lettori veri, competenti o spaesati, colti o incolti, ma sapienti: perché sanno, come Stendhal, che un libro è "come la cassa del violino che emette suoni, è l’anima del lettore".

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