Idiotamento nazionale della cultura

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Sì, lo so, è il giornale dei padroni. Ma d’altro canto, il prestigio del «Domenicale» del «Sole 24 Ore» richiama la collaborazione di intellettuali di un certo calibro (prestigio che ne esce, in questo modo, rinnovato). Sulla scia dell’articolo di Berardinelli che ho trascritto nel mese di marzo, riporto il pezzo di Davide Rondoni, pubblicato domenica 9 maggio 2010. Non lo condivido per intero – ci sono, al contrario, alcuni punti che mi lasciano interdetta! – però solleva una questione che forse riguarda chi, a vario titolo, "fa cultura".


La cultura italiana è ammalata di ‘sclerotizzazione’?

Quando vedi che il buon Pietro Citati, uno dei letterati più insigni del nostro Paese (e di cui stimo la colta ed elegante prosa) si mette a litigare con Bossi sul viagra e la senescenza; quando vedi che la Guzzanti vuole che del suo film si parli nelle pagine di politica perché il suo è "un atto politico"; quando vedi poi che sul palco di una sempre meno seguita edizione del I Maggio si alternano i soliti luoghi comuni, compresi quelli sul bello della lentezza (naturalmente ritrasmessi dai suoi cultori con superapidissime mail o youtubate); e quando vedi Sgarbi sbraitare nelle peggiori trasmissioni televisive; e Costanzo che torna in Rai con tutti gli onori a occuparsi perfino in modo costanzesco di poesia nella trasmissione radio notturna; e quando leggi che il Piersilvio nazionale stima tanto la De Filippi perché come ‘tiene’ la camera lei…; e quando vedi che il responsabile di cultura Rai1 è Marzullo; ecco, ti chiedi a che punto di sclerotizzazione siamo. E quando vedi che Berlusconi fa spot a favore di Saviano (miss legalità, lo chiamo io) attaccandolo, come se non l’avesse pubblicato la sua Mondadori, e vedi che Saviano ‘risponde’ con spot di culto della personalità (il suo ritratto sulla faccia delle persone) che neanche Berlusconi medesimo, ennesimo segno della perniciosa riduzione dell’arte (o presunta tale) a moralismo o a politica come diceva Baudelaire; e poi quando vedi che il massimo editore pubblico (Rai) si mette a far reality con gli scrittori come Busi che fanno i divi offendendo (almeno Busi una linea ce l’ha, la Rai no); e poi vedi i ‘finti’ signori, beccati nei mesi scorsi a ‘copiare’ libri, come Augias e Galimberti, che non cessano però di dar lezioni a destra e a manca, si capisce che lo scenario è segnato da una malattia che è il contrario della vivacità culturale.

La sclerotizzazione si esprime in pregiudizi, rituali e dà un fenomeno che io chiamo di ‘idiotamento’. Poiché non sono mai stato dell’ala degli scrittori impegnati a sinistra mi han sempre considerato un centro-destra, anche se non scrivo sui giornali di quella parte, se dirigo collane per editori non certo di ‘destra’ come Rizzoli e Il Saggiatore. Gli schemi della sclerotizzazione sono duri a morire. D’altra parte, questo governo e i suoi politici – spesso distratti e a volte un po’ patetici sulla cultura – non mi hanno mai coinvolto in nessun progetto, tantomeno offerto incarichi. Forse il fatto di esser cristiano e dunque di "non avere patria" riesce strano ai cultori di una intellettualità che si dimostra affidabile solo per la capacità di schierarsi o di tornar utile all’idiotamento generale. Sono inaffidabile? Perfetto. Forse così si può combattere la sclerotizzazione e l’idiotamento. Essendo affidabili come libertà di pensiero, come capacità di rischio (di lanciare idee e anche di sbagliare). Non affidabili come ‘spalla’ politica o scimmia da circo. E insorgendo e costruendo con ogni strumento a disposizione altri luoghi, altri modi. Altro stile.

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