Dopo “Noi credevamo” di Martone

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Bello, così, soltanto bello, faccia innocente di chi conosce il mondo e come va, ma senza arrendersi senza compatire, sguardo di cristo dopo una predicazione di cui prevede i frutti, sì, bello come gesù, bello come un bambino che non s’accorge di essere diventato un uomo, bello come la fissità di rughe su palpebre sfuggenti, il timore di essere intrappolato e non di intrappolare, di essere rappresentato non di rappresentare, e mani che si contorcono su un ginocchio distratto – bello come la paura di comparire di parlare di sé di piacere, bello come la paura di doversi spiegare, e su quali delle mie terre tramonterà a quest’ora il sole, bello come il vento il tempo il terreno che racconta, la parola bello che non ha senso ma è lui a reinventarla – silenzio arrossito delle lodi che riceve, a giudicare i bravi son bravi tutti, bello come mani che non si compiacciono della loro magrezza, bello come ringraziare ed andare via – rdoedoardoedoardo scusi winspeare una parola edoardo – così, semplicemente bello.

[5 febbraio 2004]

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