Forma e sostanza

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Qualche giorno fa, rientrando al lavoro dopo quattro giorni d’aria in un convegno padovanveneziano, ho incrociato un bellissimo ragazzo. L’ho guardato nel preciso istante in cui sputava a terra. Disgustarmi e ricordarmi queste parole di Della Casa (Galateo, cap. XXVI) è stata una cosa sola:

«se tu vedessi una nobile donna et ornata posta a lavar suoi stovigli nel rignagnolo della via publica, comeché per altro non ti calesse di lei, sì ti dispiacerebbe ella in ciò, che ella non si mostrerebbe pure una, ma più, percioché lo esser suo sarebbe di monda e di nobile donna e l’operare sarebbe di vile e di lorda femina; né perciò ti verrebbe di lei né odore né sapore aspero, né suono né colore alcuno spiacevole, né altramente farebbe noia al tuo appetito, ma dispiacerebbeti per sé quello sconcio e sconvenevol modo e diviso atto».

Mi è capitato di avere a che fare con persone che ho apprezzato fisicamente e intellettualmente, ma i cui comportamenti mi hanno irritata – perché la forma è sostanza. Il modo in cui ti presenti (stiamo parlando di buone maniere) testimonia della persona che sei, del rispetto che sei capace di indirizzare agli altri. Il senso di Della Casa credo fosse questo: sicuramente è il mio.

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