Indizi visivi (Filippo Ceccarelli)

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A Palazzo dei Normanni le maschere del potere raccontate da Pasolini [riprodotto dal “Venerdì” di “Repubblica” del 26 novembre 2010]

Ma esistono le facce del potere? Ci sono cioè individui che nelle loro sembianze – negli occhi, nei capelli, nel colore della pelle rispecchiano l’idea tempestosa e la placida energia del comando?
E di fronte a una domanda tanto impegnativa quanto fuorviante, dà in qualche modo una risposta la foto che illustra il servizio di Alberto Statera sull’odierna vita politica siciliana. Lo scatto, che risale all’aprile 2010, è di Massimo Vincenzo D’Aleo per AGF e raffigura un momento della seduta dell’Assemblea di Palazzo dei Normanni in cui il presidente Lombardo, ripreso in piedi, leggermente scapigliato, con alcuni fogli in una mano e l’altra che volteggia in uno sforzo di estenuata sottigliezza, si rivolge ai deputati regionali dopo le accuse della magistratura di Catania per associazione mafiosa esterna.

Il tempo sembra essersi fermato. Se non fosse per i microfoni, la scena potrebbe svolgersi negli anni ’50, o ’60, o ’70. Si notino il bicchiere d’acqua e la cravatta color del salmone; il legno pesante e lucido degli scranni e il panneggio delle tende. Ma soprattutto colpisce l’imperturbabilità di tutti quelli che fanno corona a Lombardo. Il potere si riflette nei loro volti risolvendosi in un misto di malinconico scetticismo e noia tremenda. Chi legge, chi abbassa gli occhi, chi guarda fisso, chi pensa ad altro, chi fa l’indifferente, chi pare essersi addirittura assopito mentre sul banco più alto, dietro al campanello, il presidente dell’Ars osserva il monitor in un pissi pissi bau bau autoriferito.
In basso, un tappeto di nuche sfocate. In alto, commessi, commesse e funzionari chiudono il quadro a braccia conserte. Ma sono queste le famose facce del potere? O non è piuttosto il contesto, la percezione e l’assenza di movimento che le rendono tali?
Tornano alla memoria gli Scritti corsari di Pier Paolo Pasolini: “Ho visto alla televisione per qualche istante la sala in cui erano riuniti in consiglio i potenti democristiani. Dalle bocche di quei vecchi uomini, ossessivamente uguali a se stessi, non usciva una sola parola che avesse qualche relazione con ciò che noi viviamo e conosciamo”.
Ecco. Il potere è un dispositivo che fa leva sui sentimenti e li trasferisce in un’altra dimensione che con la vita ha un rapporto così labile e crudele da farsi espressione, viso, muso, apparenza, fisionomia, cera, “maschera comica e vagamente imbrattata di sangue”, tra Molière – scriveva Pasolini – e il Grand Guignol.

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  1. non so altrimenti dove commentare l’articolo …la roccia cancella…delVenerdì 24 dicembre 2010
    a proposito del signore in grigio aggiungerei che è l ‘intruso della situazione e che , al contrario è quello che più allarga le braccia quasi a farsi spazio in un contesto che al momento solo in minima parte gli appartiene. In altre occasioni quelli in arancione l’avrebbero guardato con .rispetto e deferenza, qui neanche volgono lo sguardo verso di lui e ognuno di loro potrebbe rivorlgersi a lui dicendo.” ma tu che c’entri?” sono troppo cattiva ?

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