Considerazioni gnomiche

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“La fèmmene vacantìje iè come la carne alla vicciarije…”
Proverbio volgare, testimonianza di una società maschilista e patriarcale in cui una giovane donna in età da marito è da considerarsi in mostra come un quarto di vitello. Proverbio che mi torna di frequente nelle orecchie, in questo febbraio in cui dovrei – invece – sentirmi semplicemente gratificata dalle attenzioni che ricevo.

Un proverbio ancora più volgare mi è balenato nella memoria durante la visione di Gianni e le donne di Gianni De Gregorio. Si tratta di un proverbio che è testimonianza di una società rurale in cui il ciclo sessuale si conclude ben prima del ciclo vitale, in cui il desiderio senile è solo oggetto di meritorio scherno. Un film che – lungi dall’essere una garbata commedia – m’è parso piuttosto una avvilente elegia sul passaggio dalla maturità alla vecchiaia, sulla sovrapposizione tra esclusione dal mercato del lavoro ed esclusione dal mercato del desiderio. E mi ha suscitato una rabbia sorda – ancora, la stessa rabbia dei miei ultimi mesi, la stessa mancanza di espressione e sfogo – nei confronti di una generazione grottesca che non capisce (o non accetta) che ci sia un tempo per vivere, uno per amare, e uno per lasciare spazio ai figli e ai nipoti.

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  1. io invece capisco (anche per ragioni anagrafiche) il doloroso stupore di chi per strada guarda e, non essendogli neanche più ricambiato lo sguardo, pensa: ma che, sono diventato trasparente?

    capisco meno il sottinteso del suo film che, se a pari qualità personali (età-bellezza-simpatia-carattere) il protagonista avesse avuto Soldi e Potere, le due gemelle gnocche o la neodivorziata o la ex del liceo ci avrebbero pensato due volte prima di addormentarsi, ridergli in faccia, ignorarlo.

    ecco, da donna, a pelle e non per scrupolo morale ma per semplice assenza di pelo sullo stomaco, non ho mai accettato lo scambio sesso/denaro, e i personaggi femminili di questo film sono semplici macchiette le cui motivazioni non vengono mai sfiorate.
    es. che ne sappiamo della vicina spagnola? boh.
    la cantante lirica, scollatura e canto a parte, che ci rappresenta? boh.
    la moglie, che non si capisce neanche se siano separati in casa o altro, è poco più di un fantasma.
    la figlia, un’altra macchietta, con fidanzato-idem.
    e mi fermo qui.

    inconsistente, insomma.

  2. Grazie per il commento, bimba.
    a) “Capisco per ragioni anagrafiche”: ma smettila!

    b) Condivido le tue osservazioni riguardo alle figure femminili nel film. Sembrano elevare ad assoluto inconfutabile lo stereotipo maschilista secondo cui la donna desidera ben altro che il romanticismo: cerca sicurezza economica e sociale, senza dare in cambio altro che il proprio corpo.

    c) A maggior ragione, mi irritano le figure maschili che vengono tratteggiate nel film. Pensa al pensionato che si fa (non “frequenta”, non “ha una relazione con”: “si fa”) la tabaccaia più giovane di almeno 20 anni. Sono inconsistenti anche loro, forse anche di più, perché vivono in un sogno fallocentrico esasperato.

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