Miti d’oggi di Marino Niola

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Torno ciclicamente sull’asfittica impossibilità di crescere della mia generazione e sul terrore di invecchiare da parte di coloro che, perlomeno anagraficamente, dovrebbero essere gli ‘adulti’.
Stavolta viene in mio soccorso l’antropologo napoletano, con la sua rubrica sul “Venerdì” di “Repubblica” del 20 maggio 2011.

L’eterna giovinezza è il nuovo senso comune

Primo, non invecchiare. E’ il comandamento numero uno della società dell’immagine. Che ha messo l’apparire al posto dell’essere e ha fatto della giovinezza l’imperativo categorico del nostro tempo. Ce lo confermano testimoni insospettabili, lontani anni luce dal glamour superficiale della paccottiglia televisiva. Dai video trovati nel covo di Bin Laden, dove lo sceicco del terrore appare con barba e capelli tinti, ai santini del beato Woytila che fanno all’icona del papa polacco uno sconto di almeno quindici anni.
Per non parlare del serissimo mondo della musica classica, dove tra il musicista che sale sul palco e la sua foto nel libretto di sala ci passa un’era geologica. E per finire ci sono le nostre foto su Facebook che ci fanno tornare adolescenti. Levigati e fotoshoppati. Proprio perché diversissimi fra loro, questi esempi mostrano che oggi la gioventù non è più un’età ma un mito collettivo, un obbligo sociale. E il dylaniano “forever young” ha smesso di essere l’inno di una generazione e si è spalmato sulle vite di tutti noi, diventando un nuovo senso comune. Che, invece di separare le generazioni, le tiene insieme allo stato fusionale, o meglio confusionale. Così se i ventenni di una volta sembravano quarantenni, oggi è esattamente il contrario.
Perché, in un tempo che ha abolito il passato e non riesce a progettare il futuro, l’eterna giovinezza è il vero algoritmo del presente.

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  1. Non sono molti a fermarsi e riflettere, si corre assieme alla gente che corre, senza saperne il motivo, la velocità fa cadere nelle varie trappole, nei numerosi condizionamenti, tra cui la promessa dell’Eterna Giovinezza che sta sfornando facce ibride e tutte uguali, come clonate, vecchi nel corpo e nella mente col viso tirato e siliconato, creando un contrasto raccapricciante. Ogni età ha la sua bellezza, è buona cosa curarsi e volersi bene, ma rispettando se stessi, non rinnegando rughe e segni del tempo, altrimenti si diventa ridicoli e patetici.

    • Grazie per il tuo commento!
      In effetti una risultante della corsa all’eterna giovinezza è la presenza di individui dall’apparenza clonata… come se l’unica possibilità per essere rassicurati della propria esistenza in vita non sia l’emergere della peculiarità, ma l’annullamento nell’identità.
      In fondo, è il mito di Eos (che dà il nome a questo blog!) rovesciato…

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