Le femmine e le donne

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A più riprese, in questo blog, mi sono soffermata sul ruolo della donna nella società italiana contemporanea. Più volte mi sono detta stupita e scandalizzata dalla pochezza, dalla volgarità, dalla cattiveria con cui molti uomini italiani sminuiscono, con atteggiamenti che coinvolgono le scelte tanto politiche e ‘teoretiche’ quanto quotidiane e banali, la presenza femminile.
Ma oggi.
Oggi non so più che dire. Non ho difese. Certo, da una prostituta non ti aspetteresti mai che dicesse “sì, sono una prostituta, ho fatto delle scelte discutibili e conduco una vita di merda”. Ma sentire questa prostituta d’alto bordo, tale Terry De Nicolò (ancora una volta, Bari che affonda…) che assurge a maîtresse (eh sì) à penser di una condotta di vita che dovrebbe essere di tutti – in barba alla legge, in barba alla convivenza civile, in barba alla perequazione – beh, mi abbatte, mi sconforta totalmente.
Riporto uno stralcio di un post letto ieri sul blog “Informare per resistere” a firma di Lucia del Grosso:

Terry De Nicolò più che una donna è una metafora, è il riassunto di un’epoca e della sua condizione femminile […]. Le metafore non hanno uno sguardo sul mondo, sono uno sguardo del mondo, come Terry, l’arrogante e sicura Terry che pensa di essere l’artefice del suo destino, di avere le redini della sua vita, di saper valorizzare bene i suoi talenti, e non si accorge invece di essere un prodotto.
[L’indirizzo dell’intero post è: http://informarexresistere.fr/2011/09/19/la-morale-di-terry/]

Avrei voluto, anche, selezionare un passo dell’articolo di Concita De Gregorio, pubblicato su “La Repubblica” sempre di ieri 19 settembre: ma non riesco a isolarne una frase assolutamente icastica, credo sia da leggere per intero.

Il trattatello immorale della signorina Terry

No, non è gossip. È un trattato di antropologia culturale quello che Terry De Nicolò, probabilmente Teresa, consegna al suo intervistatore in un video che da giorni migliaia e migliaia di persone stanno scaricando in rete. Un trattatello immorale in dieci semplicissimi punti, l´abbecedario della mutazione genetica di cui Pier Paolo Pasolini fu profeta e Silvio Berlusconi responsabile, per un trentennio suadente magnaccia. Colpevole del delitto politico di istigazione alla prostituzione di una generazione intera, corruttore morale e culturale di un Paese.
Sconcertante, ipnotica nel suo non essere mai sfiorata dal dubbio, semplicemente sicura di essere nel giusto la ragazza barese che ha trascorso le sue notti a pagamento in letti di destra e di sinistra fino ad arrivare al Letto Supremo espone in dieci minuti la quintessenza del berlusconismo. Parla all´Italia e molta parte dell´Italia – bisogna dirlo molto chiaro, questo – la trova ragionevole. Una ragazza che sa quello che vuole, che sa stare al mondo. Del resto, molta parte dell´Italia politica, da diverse latitudini, le ha dato ragione. Dunque no, non faremo troppi pettegolezzi anzi non ne faremo alcuno. Semplicemente proviamo a decifrare le parole di una ragazza di vent´anni che ci spiega come si vive nel Paese in cui abitiamo, l´Italia com´è diventata.
Dice Terry De Nicolò che «Tarantini è un imprenditore di grande successo, un mito». L´uomo che ha messo a verbale che «le donne e la cocaina favoriscono gli affari», che ha barattato prostitute in cambio di appalti, che con la moglie ha messo in piedi una ragnatela di ricatti per i quali è oggi agli arresti, è «uno che è riuscito ad arrivare all´apice, e non è da tutti». È stato bravissimo e lo è, perché lui «ha vissuto giorni da leone mentre gli altri vivono 100 anni da pecora». Mussolinianamente, un mito. Se ora si trova nei pasticci è per via «dell´invidia, sono tutti invidiosi, è tutto mosso solo dall´invidia». Quindi, il sottotesto è: quello che conta è arrivare all´apice. Non importa come, anzi bisogna sapere come – con le donne, la cocaina, il ricatto – e semplicemente farlo. Non esiste un problema di rispetto delle leggi, esiste la legge di natura, che è la seguente: «Quando sei onesto non fai grande business, rimani nel piccolo. Se vuoi arrivare in alto devi rischiare in proprio, devi rischiare il culo. Per avere successo devi passare sui cadaveri degli altri ed è giusto che sia così». È giusto che sia così. Chi lo nega non è mosso da una diversa visione delle relazioni fra gli uomini ma da un risentimento personale: è invidioso, perché tutti potendo farebbero come Berlusconi, se non lo fanno è perché non possono.
Difatti la sinistra «ha rotto le palle» con questa «idea moralista che tutti devono guadagnare duemila euro, tutti devono avere i diritti». Eccheppalle, i diritti. «Se vuoi guadagnare ventimila euro al mese ti devi mettere sul campo. Ti devi vendere tua madre. È così». Dunque apparentemente l´alternativa è guadagnare due o ventimila euro al mese, ventimila essendo la cifra appropriata al bisogno di ciascuno. Qui va detto che l´esegeta del berlusconismo dimostra pochissima conoscenza di un Paese in cui anche i duemila sono per una moltitudine una chimera. Ma è un difetto di dettaglio. Dunque, abbiamo detto: rischiare il culo e vendere tua madre. Si fa così. A sinistra, garantisce la ragazza che ne ha contezza, è lo stesso: «Solo che sono più loffi e non pagano». Fra l´originale e la copia è sempre meglio l´originale. Difatti per andare dall´Imperatore devi mettere una collana di smeraldi, «per andare con Frisullo ti puoi anche mettere la collanina dei cinesi». E veniamo dunque al cuore della questione: la prostituzione. Le donne usate come tangenti, retribuite per fare sesso: pagate in denaro, in seggi, in consulenze a Finmeccanica, in posti al parlamento o all´europarlamento e anche di più. E allora? Il problema qual è? Dice De Nicolò: «La bellezza, come dice Sgarbi, è un valore. È come la bravura di un medico. Se sei bella e ti vuoi vendere devi poterlo fare. Se sei racchia e fai schifo devi stare a casa. È così da che mondo è mondo. Tutte queste storie sul ruolo delle donne, che palle, quelle che non lo vogliono fare stiano a casa e non rompano i coglioni». Cioè: se una ha belle gambe non ha altri problemi della vita, ogni donna è seduta sulla sua fortuna come scrivono persino certi editorialisti, le belle vendono la patonza come i dottori la loro sapienza e finita lì. Le racchie a casa, a meno che non vogliano investire sul futuro: che significa farsi la quinta di reggiseno dal chirurgo e tirarsi un po´ su le natiche. Una piccola spesa che vale la partita, l´Esteta apprezzerà e ti retribuirà per questo. L´Esteta, dice proprio così Terry De Nicolò, è l´Imperatore: «Davanti all´Imperatore non ti puoi presentare con una pezza da cento euro, devi avere minimo un abito di Prada. Perché lui è un esteta, apprezza la bellezza».
A chi dovesse obiettare che si tratta “solo” delle opinioni di una prostituta faremo osservare alcuni dati di cronaca recente. Nei licei le ragazzine di sedici anni – non tutte, parecchie – hanno il book fotografico. Delle ragazze che visitano palazzo Grazioli una viene accompagnata in auto dal padre. Il genitore di una di quelle non ammesse minaccia di darsi fuoco. La madre della giovane che dal bagno del presidente del Consiglio la chiama per dire “mamma indovina dove sono” le risponde brava anziché chiamare la polizia. Il fratello della presunta fidanzata del premier, un giovane dell´hinterland torinese, famiglia operaia, alla domanda: è proprio sua sorella la fortunata? risponde «magari». La professoressa della scuola di Noemi Letizia, all´epoca minorenne, intervistata in tv dice «chi non vorrebbe essere amica di un uomo così potente?». Certo, naturalmente: non tutta l´Italia è così. Non tutte le ragazze sono in fila per accedere al lettone di Putin, la manifestazione delle donne di febbraio lo ha mostrato. Tuttavia ce n´è abbastanza per dire che un modello di vita si è imposto, in questi anni. È il modello della prostituzione. È da sfigati dire che compito di un uomo di governo non è “foraggiare” le prostitute con buste da diecimila euro ma offrire loro possibilità alternative di vita e di lavoro. Se poi si azzardano a dare voti ai loro amanti, come Manuela Arcuri fa alle Iene, vengono depennate come volgari. Volgare cosa? Istigare alla prostituzione o piegarsi alla legge di mercato? In definitiva, volgare è dare voti sfogliando il catalogo degli uomini di cui si è fatta esperienza. «Questo ha fatto cilecca», ha detto ridendo Manuela Arcuri, ed è stata per questa colpa esclusa dalla lista. Più del giudizio dei tribunali l´Esteta teme, si vede, quello delle sue concubine. Nel tempo di cui l´Imperatore detta le regole, l´impotenza è il solo fallimento intollerabile. A Terry De Nicolò, tribunale supremo, l´ultima parola.

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  1. Molto bello questo post, anche perché l’articolo di Concita non l’avevo letto… grazie!

    Secondo me ci sarebbe da riflettere anche sulla Arcuri, mi spiego: il giorno in cui dalle intercettazioni si è fatta circolare la notizia che lei si era rifiutata di andare ad Arcore, in rete è diventata immediatamente una fiaccola della libertà, la nuova eroina della sinistra. Io stessa ho detto ad amici: non credevo di poter stimare così tanto la Manuelona…

    Passa un solo giorno e, da nuove intercettazioni, si scopre che la A. ci sarebbe stata sì, ma prima voleva “vedere il cammello”, cioè avere la contropartita, che nel suo caso era un posto sicuro in una fiction o film per suo fratello. A quel punto Berlusconi si irrita, anche da dichiarazioni pubbliche della A. sui voti che dà ai suoi amanti, e dice ai mezzani che non gli interessa più perché “è una troia”.

    Qui sta la differenza linguistica e antropologiche tra due Italie: l’Italia per cui “troia” è chi si prostituisce e l’Italia per cui “troia” è chi fa la difficile, fa la diffidente, vuole giocare a carte scoperte e si permette pure di dare pubbliche valutazioni delle prestazioni sessuali dei suoi – si suppone numerosi – amanti.

    Non so quale sia stata la goccia arcuriana che ha fatto traboccare il vaso della pazienza berlusconiana, ma mi sorge spontaneo il pensiero che il contrario di “troia”, che per me e molti/e altri/e è “donna che non si vende, al massimo si regala”, per Berlusconi e la sua Italietta sia “donna che si vende senza tante storie, e soprattutto sta zitta”.

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