Il punto

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Il mio blog è un test.
L’ho sempre sospettato, ma non l’avevo sinora interpretato esplicitamente come tale. Solo che, dopo un totale di quattro persone che spariscono – quasi letteralmente, eh – dopo aver compulsato il mio blog, un bilancio s’impone.
La cosa, in effetti, mi fa molto sorridere. Direi meglio: ghignare. Se non altro, ora so come seminare rapidamente maschi scoperecci e/o con scarno retroterra culturale (che poi, intendiamoci: io so molto meno di quanto vorrei sapere). Certo, rimangono in piedi non solo i colti e gli intelligenti (che sono pochi, e che non necessariamente hanno le due caratteristiche insieme), ma pure i completamente stupidi – quelli così Trota da non rendersi conto di quello che hanno sotto gli occhi – e gli scoperecci raffinati, i Casanova accorti che accampano letture mai fatte, improvvisano gradimento per musicisti che odiano, si schierano con partiti politici lontani dalle loro corde per il tempo che reputano fisiologico per sedurti.
(Ah, comunicazione di servizio: inserire la parola “Pasolini” ogni due frasi *non* vi darà di default l’accesso al mio letto.)
Arrivata a questo punto, però, devo fare in modo che il mio discorso prenda un’altra piega, considerando che non ambisco a essere una Natalia Aspesi con l’età di Pulsatilla (o una Pulsatilla con la disincantata presbiopia della Aspesi).

E’ da tempo che valuto l’eventualità di comporre un intervento sulla pubblicità dell’Alfa Giulietta, in cui il cialtrone adagio fascista che accomuna donne e motori diventa realtà di fatto: “guardami, toccami, accarezzami, sussurrami, prendimi, scuotimi…”, come se l’auto fosse una femmina da usare con una certa energia (scilicet: maltrattare). Non tanto per la trovata pubblicitaria in sé che, com’è ovvio, lascia il tempo che trova, quanto per la mentalità di cui una simile trovata è spia.

Ma poi ho deciso di virare su un articolo che ho trovato su una bacheca di Facebook. Italia, Amore è una rubrica di Marco Mancassola e di Christian Raimo [daje!], pubblicata ogni mese su “Rolling Stone”. A questa URL si trova l’articolo del 14 dicembre, intitolato “Tempo” – che mi ha fatto pensare a Revival revolver dei Perturbazione: “il presente tuo lo chiamano ‘revival’…”. Chi ha letto già altri interventi su questo blog probabilmente penserà che sia la mia periodica menata su vecchi&ggggiovani, sulla mia generazione et ce qui va avec. Estrapolo un passaggio dalla parte iniziale, redatta da Mancassola, perché trovo che corrisponda molto a ciò che provo, a come percepisco me stessa nel mio tempo:

“Per Karl Marx, il punto focale della realtà era il produrre. Per Baudrillard il vero lavoro sociale richiesto alle masse era il consumare. Per Mark Zuckerberg è il connettersi. Eppure, oggi, difficile sfuggire al sospetto che l’ultima ingiunzione del sistema, piuttosto sinistra, sia quella di aspettare. Aspettare. Una qualche via d’uscita? Una rivelazione? Un azzeramento di tutto?
“La verità è che mentre si aspetta si invecchia in fretta e i trentenni di oggi mi sembrano a volte i più intimamente vecchi della storia umana. Esausti. Sfiniti. Nonostante il giovanilismo diffuso e la cultura del corpo. Poterlo avere, un euro per ogni volta che ho sentito un trentenne lamentare quanto si sentiva vecchio. Masticati dal sistema e sputati. Giovani fuori e desolati dentro. Aspettano, non hanno tempo.”

»

  1. Pasolini si sarebbe divertito a leggere questo post, soprattutto la parte donne&motori.

    Poi avrebbe detto qualcosa di intelligente per non essere da meno di Braudillard, Marx e quello con la Z, chissà cosa però…

  2. Bell’articolo🙂

    Era dalla prima volta che ho visto la pubblicità della Giulietta che m’ha fatto venire il voltastomaco, ma non trovavo le parole (o la voglia) di demolirla, ma è più figo che a farlo sia una donna… ù_ù

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