Come si cambia…

Standard

… per non morire. O magari cambiando si muore, chissà.
Il titolo di questo post in realtà dovrebbe essere “Considerazioni estemporanee su La donna della domenica”. Ieri sera, infatti, ho visto su Rai3 la versione del 1975 di Comencini del romanzo di Fruttero&Lucentini (con tutta probabilità, mandata in onda per commemorare la recentissima scomparsa di Fruttero).
Ora, si dà il caso che, nell’aprile del 2011, io abbia visto la versione televisiva della stessa opera per la regia di Giulio Base (Giulio Base! Un attoregista il cui merito principale è essere iscritto a C.L.). Non voglio parlare qui del confronto tra i due protagonisti maschili: non si possono paragonare Mastroianni e Morelli – se non altro perché, essendo il primo dei due innegabilmente defunto, risulterebbe incontestabilmente vincitore.
Voglio, invece, rapidamente considerare le due interpretazioni femminili, per di più in un’ottica facilmente sociologica. Non mi importa nulla della corrispondenza con il romanzo, che (ammetto con candore) non ho letto; credo, piuttosto, che le due diverse interpretazioni parlino di come siamo cambiati (cambiatE) noi. Sulla cotonatura non c’è storia: vince indubbiamente l’Anna Carla Dosio degli anni ’70 (Jacqueline Bisset), che, però, è molto meno platinata di Andrea Osvart. La quale Osvart ha avuto indicazioni dal regista per essere costantemente sull’orlo dell’orgasmo (parte del merito andrà pure alla doppiatrice, non ne dubito); occhi perennemente semichiusi, che non sai mai se si tratti di arrapamento o di miopia; braccine sventagliate e testolina ondeggiante, mossette leggiuadre giuenere “sono-una-nobildonna-torinese-degli-anni-Settanta” (me lo vedo, il regista, a ripeterle con il metodo svarovskij “sentiti anni Settanta, sentiti anni Settanta!”); tutto il corpo che grida allo spaurito Santamaria-Morelli “ti prego, prenditela, ché francamente non so che farmene”.
Molto meno bambola nelle movenze la Bisset; schiettamente odiosa, quando scoppia, con il suo amico Massimo Campi (l’eternamente incolore Trintignant), in un riso irrefrenabile senza che Santamaria ne conosca la ragione (e quindi ride alle sue spalle, anche se non ride di lui); perbenista, quando sottrae la sua mano al contatto con la mano del commissario, ma non per questo meno insinuante e provocante; infine, ancora odiosa, quando lo lascia, istupidito, a letto perché deve preparare le valigie per la vacanza (mentre, nel finale di Base, si sbaciucchiano felici e contenti).
Bene, la mia perplessità di fronte a questi due modelli di femminilità contemporanea è questa: abbiamo davvero bisogno di farci spiegare sempre qualunque cosa? Per essere seducente una donna, oggi, dev’essere necessariamente seduttiva?

»

  1. @Massimo: non avevo intenzione (m’era parso evidente) di parlare di modelli estetici, quanto di soffermarmi sul modo di porsi e presentarsi delle donne.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...