A volte

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A volte mi capita, riordinando la mia stanza, di guardare il faldone verde che ho sul carrello del televisore. Un televisore, per inciso, che accendo solo per seguire il Concerto del Primo Maggio, se sono a casa.
Ripenso a quello che c’è nel faldone (lettere, bozze di lettere corrette a penna, indici, bozze di indici, articoli corretti, articoli ricorretti, articoli definitivi, ricerche bibliografiche su autori e argomenti diversi, programmi di convegni, programmi di congressi, seconde versioni di programmi di convegni, quarte bozze di libri, progetti, bozze di progetti, contratti per progetti, disposizione dei convegnisti ai tavoli delle cene, lettere di complimenti all’école barisienne, lettere di ringraziamenti per la Sua squisita disponibilità, sommari di testi per una eventuale adozione, canovacci per lezioni rigorosamente a braccio, copertine per dispense) e ho voglia di buttare tutto.
Ma poi non lo faccio. Per quanto ancora?

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    • Mi ha fatto notare il primo lettore di questo intervento che io mi lego molto, forse troppo, agli oggetti. Probabilmente questo è vero: è che sono convinta che gli oggetti parlino di noi meglio delle nostre parole.
      Quel faldone corrisponde a quasi 6 anni della mia vita, peraltro 6 anni con il cambio fisso sulla quinta. E’ passato, dunque avrebbe senso liberarsene. Ma cosa sono io senza il mio passato?

  1. Pingback: Traslochi e faldoni | La ninfa dell'aurora

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