Ahi, serva Italia!

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Secca puntualizzare, ma… l’avevo detto, che sarebbe tornato.
A chiosa di quanto io veda sempre più il nostro Paese come “non donna di provincie, ma bordello” (Purg., VI, 78), metto insieme due ritagli dal “Sole 24 ore”, che ho collazionato nel tempo. Il primo, più recente, è una recensione di Raffaele Liucci alla nuova edizione del romanzo di Piovene Gazzetta Nera e recita:

La loro [dei personaggi] mentalità è l’impasto degli ingredienti base dell’ “ideologia italiana”: religione lucrativa, familismo amorale, mediocrità senza riscatto, ambiguità levantina.

L’altro è un estratto della recensione (pubblicata il 2 settembre 2012) di Goffredo Fofi al film di Ciprì E’ stato il figlio:

quel che vi si mostra – l’idolatria della macchina, l’abitudine alla violenza fatta o subita, la distanza delle leggi e le assurdità dello Stato, una chiesa insipida indifferente alla morte del sacro, e in definitiva l’amoralità più che l’immoralità su cui si regge la nostra società, le reazioni più animali che civili al dolore altrui, l’inesistenza di qualsivoglia riferimento collettivo che vada oltre la famiglia, la facilità nel dimenticare e un’etologica spinta alla sopravvivenza purchessia – finisce per consegnarci, appena estremizzato, un quadro del nostro Paese tutt’altro che esagerato, appena forzato con il tanto che serva a svelare e a collegare.
Al centro, ingombrante metafora speculare a quella delle televisione nel film di Matteo Garrone, il pagano moloch e altare che è stato ed è ancora l’automobile, un’immagine oggi così comune da aver perduto la sua forza di paragone e così ingombrante da farci dimenticare quel che c’era prima, nelle nostre strade e cortili e nella nostra vita. Non so se Reality ed E’ stato il figlio sono dei capolavori e poco me ne importa; so che questi due film ci mostrano, con comune struggimento e andando finalmente al nodo, quali abbiamo voluto diventare e siamo riusciti a diventare in cambio di un benessere presto inconsulto. Sono due simboli assai pregnanti, la televisione (la “comunicazione”) e l’automobile (il mercato).

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