Sulle “Canzonette mortali”

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Dall’amica aNobiiana che mi aveva fatto scoprire quelle liriche di Raboni mi è arrivata questa domanda: “Non sei troppo giovane per una cosa così straziante?”. Devo, quindi, ringraziarla una seconda volta, perché mi ha anche permesso di ripensare la mia reazione a quei componimenti.
In parte sì: sono troppo giovane per un testo che prende l’ispirazione primaria dal decadimento fisico.
Ma in parte anche no: la “furia” del desiderio e la paura di perdere la persona che quel desiderio scatena sono forti, sempre. Così come sento il timore che l’incanto si spezzi e che, come Psiché durante il sonno di Eros, improvvisamente l’uno scorga le fattezze reali dell’altro. Senza contare che anche io ho “nostalgia del futuro”, delle strade che avrei potuto prendere per andare altrove, o magari per arrivare dove sono ma con meno divagazioni. E’ un po’ quello che scriveva la Bachmann a proposito del trentesimo anno: è la svolta in cui avverti con vivezza che alcune opzioni non sono, semplicemente, più praticabili per te.

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