Sono un nido sui rami d’inverno

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Amo molto Nido della Donà (dall’album omonimo, uscito nel 1999) . Quando l’ascolto a casa, la ballo ondeggiando su di me, avanti e indietro sulle punte dei piedi, con gli occhi socchiusi e le braccia spioventi, come in trance.
Quando la ascoltai le primissime volte, credetti che la Donà intendesse “io sono come un nido sui rami d’inverno”. Quando poi ho letto con cura il testo, senza ascoltare il brano, ho capito che la sua voce è quella del nido: racconta un’esperienza panica, di fusione con la natura – al punto che lei parla per un nido (non per nulla, i verbi di stasi sono prevalenti: resto, sono, percepisco, guardo…). In questo senso è spersonalizzata, perché nessun umano può davvero identificarsi in quel testo, a meno di abbandonare il concetto di se stesso/a come umano. Dunque quello che sento io in questa canzone, oltre al fatto di portare al limite l’espressività e l’estensione vocale, è proprio un senso di abbandono della realtà, di immedesimazione nelle cose (in UNA cosa), di immersione nel flusso della vita senza più domande.

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