Considerazioni post-concerto

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Si era in macchina, al ritorno da un concerto per i trent’anni di Ortodossia dei CCCP (mentre in sottofondo andava Le coppie de I Cani e io pensavo: oddio, queste canzoni indie italiane mi stringono la gola): c’era chi sosteneva che il senso del viaggio è nel brivido della scoperta, mentre altri (io tra questi) ribadivano che il vero scopo del viaggio è la dolcezza del ritorno. Perché viaggiare? A suo tempo, Montaigne se ne uscì (con gran classe) in questo modo:
“Je réponds ordinairement à ceux qui me demandent raison de mes voyages : que je sais bien ce que je fuis, et non pas ce que je cherche”.
D’altro canto, Baudelaire scriverà (con accenti senecani?), secoli dopo, che il viaggio è una fuga senza senso, perché non ci restituisce se non ciò che siamo, ciò che portiamo dentro.
Sinora, il 2013 sembra l’anno dei ritorni del viaggio in Andalusia del 2011. Se fossi pomposa, direi che è la vita che mi presenta il conto, che mi chiede: “cos’hai fatto di te in questi due anni?”. Ma questa suona più come una domanda del Dio della Genesi, e io non vivo in nessun Eden (anche se, in un certo senso, ognuno è Adamo nella propria vita).
No, non voglio dilungarmi con il racconto delle mie ferie (anche perché, con Vita Sackville-West, penso che non ci sia niente di più noioso del viaggiatore che ti assilla coi suoi racconti). E’ solo che ho notato che ci sono persone che parlano dei loro viaggi come se fossero oggetti da collezione, che viaggiano per poter dire di aver viaggiato; persone che, con aria fintamente mite, ti impongono di aiutarle perché sembrano non esser capaci a nulla; persone che, durante le visite, si guardano attorno con l’aria di superiorità di chi trova sciocco l’interesse e lo stupore degli altri. E poi ci sono io, che sono ingenuamente curiosa del mondo e degli altri, ma a volte preferisco stare da sola. 

 

Il viaggio perfetto è circolare. La gioia della partenza, la gioia del ritorno.(Dino Basili, Tagliar corto, 1987)

Il viaggio perfetto è circolare. La gioia della partenza, la gioia del ritorno.(Dino Basili, Tagliar corto, 1987)

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