La grande ciospezza

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La cosa divertente di questo blog è che io accumulo bozze nell’archivio virtuale e ritagli di giornale sulla scrivania reale, nell’eventualità di attraversare periodi di scarsa ispirazione: una specie di riserva formichesca di argomenti per i tempi di magra. Poi succede qualcosa (e gnacche alla formica ammucchiarona, direbbe qualcuno) che mi fa rendere pubblici interventi concepiti in meno di mezz’ora sull’onda di una urgenza personale o interpersonale. Tanto per dire: sono mesi che rimando la pubblicazione di un post sulla poesia di Mariangela Gualtieri e il suo Fuoco centrale e oggi me ne esco anche io, buon’ultima, a parlare de La Grande Bellezza di Sorrentino.
Al di là del citazionismo letterario e cinematografico, al di là della Grande Lentezza (ahem), a me il film è piaciuto; l’unico commento, tra i tanti che ho letto, che mi sento di condividere è quello di una docente che lavora nel mio Dipartimento. Forse non è il miglior lavoro di Sorrentino, forse non è il miglior film italiano degli ultimi vent’anni, ma è un ritratto agghiacciante dell’aria sfatta del nostro Paese, del verlainiano “Impero alla fine della decadenza” che coinvolge una classe intellettuale senza via d’uscita (e se nemmeno l’arte sa inventarsi qualcosa di ulteriore, la disperazione incombe).
Come tutte le espressioni artistiche, il film di Sorrentino può essere capito e amato, capito e non amato, non capito e quindi detestato. Sto notando, però, sui giornali e sui social network un rincorrersi di valutazioni negative o negativissime, fantozziani urli liberatori nei confronti di quella che sarebbe una “cagata pazzesca” (di qui il sostantivo che ho usato nel titolo: che io sappia, nel centro-nord Italia “ciospo” vuol dire brutto; “ciospezza” è neologismo tutto mio). Io ho l’impressione che in questo denigrare irruente e senza appelli ci sia quella che chiamo “la sindrome del professore di educazione fisica”. Mi perdoneranno tutti coloro che effettivamente esercitano questo ruolo, ma spesso capita che, durante gli scrutinii, l’insegnante di ginnastica goda a sminuire gli alunni molto bravi in tutte le altre discipline. E’ un modo di attirare l’attenzione verso un insegnamento che ha una incidenza limitata nel monte ore scolastico, ma che fa media: il classico “con voi sarà pure da 9, ma per me non merita più di 6” – frase che fa scattare la negoziazione per portare almeno a 7 il voto di uno studente meritevole per altri versanti. Ecco, mi sembra che in questi ultimi due giorni molti Italiani nei confronti di Sorrentino siano dei professori di educazione fisica.

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