Commozione pura

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Mi ci sono voluti diversi ascolti e uno showcase al Medimex per imparare a gustare Così vicini (2014) di Cristina Donà: non avvertivo i cambi di ritmo, di tonalità, l’album mi sembrava composto da un unico pezzo suddiviso in nove.
E invece ieri ho prestato un’attenzione speciale a Perpendicolare, che la Donà, sul suo profilo Facebook, ha scritto come una canzone dedicata a suo figlio. Le strofe in punta di tasti del pianoforte, in punta di piedi come quando ci si sporge su una culla; poi l’ampiezza del ritornello, che mi ha fatto pensare a certi pezzi di Marco Frisina, imparati quando facevo parte del coro della parrocchia, in corrispondenza con la sacertà dichiarata dell’amore materno.

Mi sono commossa, improvvisamente. E la riascolto qui, con i lettori del mio blog.

 

È così che ti sento, perpendicolare al cuore.

Conficcato nella carne, verticale amore.
È così che ti sento, perpendicolare a me.
Avvitato nelle ossa, forte nel restare.

Sacro come una visione,
il tuo corpo è come luce che si dona.
Luce di ogni vocazione, torni tra le dita ancora.

È così che ti sento, perpendicolare al cuore.
Dedicato a questa carne, verticale amore.
È così che ti sento, forte nel restare.

Sacro come una visione,
il tuo corpo è come luce che si dona.
Luce di ogni vocazione,
sai di vita che si scopre ancora nuova.
Sacro come vita ora si dona.

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