So stare da sola

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Ho mancato il mio tradizionale appuntamento di saluto a questo blog nella prima settimana del nuovo anno – una tradizione che mi porto dietro da quando il mio diario era cartaceo, fitto, pieno di minuzie che oggi troverei risibili, se avessi davvero il coraggio di ridere di me.
Dire che “sono successe tante cose” è certamente vero, ma non mi giustifica ai miei stessi occhi: perdo troppo tempo sui social network, a leggere boutades ampiamente dimenticabili che però mi fanno sorridere due minuti; troppo tempo a innervosirmi per incomprensioni trascurabili o mancanze di buona educazione cui avrei dovuto fare il callo da anni. La scrittura è la mia struttura, quello che mi ha tenuta in piedi per anni, formandomi e cambiandomi, facendomi distinguere, eccellere e sopravvivere: non posso dimenticarla ora che la gioia invade la mia vita. Certo, anche la gioia costa impegno… e forse è per questo che il mio corpo in questo gennaio mi ha chiesto tregua.
Scelgo di celebrare queste settimane di gioie intense, di fatica, di ripiegamento e, spero, di ritorno alla scrittura con una poesia di Nina Cassian, dalla raccolta C’è modo e modo di sparire (poesie 1945-2007), Adelphi.

Intimità
Posso stare da sola.
So stare da sola.

C’è un tacito accordo
fra le mie matite
e gli alberi là fuori,
tra la pioggia
e i miei capelli diafani.

Bolle il tè,
spazio mio dorato,
mia ombra pura e ardente…

Posso stare da sola.
So stare da sola.
Scrivo a lume di tè.

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