Femminismi

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Un giovane qualche giorno fa ha scritto sulla bacheca Facebook di un personaggio pubblico: “Voi donne dovreste imparare a essere meno femministe e noi uomini meno indecisi”.
D’accordo: il personaggio pubblico in questione è una (ultra)quarantenne rampante che scrive (a volte) con arguzia, ma che grazie alla Rete è assurta a trend setter (!), opinionista su cielo terra e ogni luogo – una che può offenderti come e quando vuole, ma se per ritorsione la cacci dal tuo locale ti sputtana su ogni sito internet su cui ha un profilo. La gentildonna ha scritto un post sulla festa di San Valentino il cui sunto è: “fate sentire donna la vostra donna, siate maschi, dio santo”.
D’accordo: il ragazzo in questione probabilmente avrà subito una delusione amorosa, magari a causa di una ragazza che ha ammantato di modernità e indipendenza una scelta egoistica e cinica.
Ma io purtroppo sono convinta che le piccole cose siano impregnate delle grandi: è per questo motivo, per esempio, che sono rimasta colpita da quest’analisi della canzone vincitrice di Sanremo 2016, Un giorno mi dirai dei peraltro incolori Stadio. E dunque mi chiedo: cos’ha fatto il femminismo per essere tanto vituperato? Sappiamo cosa vuol dire realmente essere “femministe”? Quante persone (donne incluse!) pensano che essere “femminista” equivalga a odiare gli uomini, a trattarli con disprezzo?
Come si dice in questo video dell’Huffington Post di qualche mese fa, essere una femminista sostanzialmente implica desiderare l’uguaglianza sociale, politica ed economica dei sessi. Ossia:
– gestire in autonomia il proprio desiderio e scegliere liberamente la persona da amare;
– non essere mal giudicata se si sceglie di non avere figli, e al contempo non essere demansionata o licenziata se si sceglie di averne;
– poter votare;
– avere accesso a ogni grado di istruzione;
– essere pagata per un lavoro tanto quanto viene pagato un uomo per lo stesso lavoro;
– avere accesso a posti di governo e di responsabilità in generale.
Essere trattate come esseri umani e non come soprammobili.
Dunque, gentili esponenti del sesso maschile: è così atroce essere femministe? Non starete confondendo la spregiudicatezza, per non dire insensibilità, nei rapporti sentimentali (spregiudicatezza che da secoli impunemente praticate) con l’essere femministe? Oppure la vostra identità è così fragile, il vostro bisogno di conferme così smisurato da aver bisogno di incasellare le donne negli stereotipi che avete formulato, e da bollare con un “femminista” (quasi fosse un’offesa!) chi se ne distacca?
Dunque, gentili esponenti del sesso femminile: vi sembra così atroce essere ancora femministe? Davvero cento anni di lotte (fatte anche per noi, perché potessimo parlare in pubblico e sentirci in assoluto diritto di essere ascoltate) vi sono sfilate davanti in un soffio alla sola idea che sposarsi ed essere sottomesse siano gli unici valori? Davvero non vi rendete conto che la biologia (la Natura, se vi hanno insegnato a dire così) non ha niente a che vedere coi ruoli nella società e nella famiglia, niente a che spartire con gli atteggiamenti e la consapevolezza di sé?

Il maschilismo è come l’emofilia: attacca gli uomini ma è trasmessa dalle donne, che ne sono portatrici sane (Shirin Ebadi).

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  1. Sono uomini inconsapevoli di sé, incoerenti, forse solo ignoranti: sono gli stessi che, nei fatti, trattano col massimo rispetto le donne, ma diventano idrofobi al solo sentire quell’orribile parola “femminista”.
    Qualcuno bravo dovrebbe finalmente spiegarci come si chiama questa malattia.

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