Le forbici nuove

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C’era una volta…
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un paio di forbici rotte.

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Poco fa le stavo usando con la consueta delicatezza e lentezza (mi sembravo quasi l’aiutante verduraio del Favoloso mondo di Amélie), ma si sono aperte lo stesso, per l’ennesima volta. Mi è tornato alla mente il sorrisino con cui la collega che me le aveva date (fanno parte della mia dotazione di cancelleria) mi disse che non c’erano soldi per ordinarne di nuove.
Ma forse erano già lesionate prima che tu me le dessi, non si spiega perché si siano rotte dopo neanche due settimane, e non certo di uso intenso!
Spallucce.
E mi è tornato anche alla mente che da quel dialogo saranno passati almeno cinque anni: non ho più chiesto delle forbici nuove. Ho cercato di farmi bastare queste, facendo attenzione a non tagliarmi con la punta che sporgeva improvvisamente, quando forzavo appena un po’ di più la mano nel taglio. Mi sono fatta bastare queste, facendo attenzione a non rovinare il foglio o la busta imbottita con dentro un libro.
Dunque, miei piccoli lettori, quello non è nemmeno un paio di forbici scardinate. È il mio lavoro. È il modo in cui io faccio quello che devo fare, tutti i giorni, con sommessa dedizione, senza aspettarmi di avere un paio di forbici nuove. È il lavoro di tante persone come me, che avrebbero bisogno di un paio di forbici funzionanti ma hanno imparato ad aprire i plichi anche con quelle rotte.

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