Cominciamo dall’inizio: chi è Eos? Figlia di d’Iperiòne e di Tea e sorella di Helios che precedeva, l’ “Aurora dalle rosee dita” (secondo la formula omerica) era rappresentata da una dea alata, vestita d’un aureo mantello da cui piovevano rose sulla terra, oppure avvolta in un velo, mentre apre il balcone d’Oriente; l’immagine più diffusa, però, la raffigurava trascinata a volo nel cielo, sul cocchio tirato dai cavalli Lampo e Fetonte.

Ma la vera ragione per la mia simpatia per Eos è emotiva, forse infantile (perché corrispondente alla fase della mia vita in cui ho incontrato questo mito). Tra i numerosi amanti che la tradizione greco-latina le attribuisce, pare che Eos si sia innamorata perdutamente di Tithonòs. La dea chiese per lui a Zeus il dono dell’immortalità, dimenticando di impetrare anche l’eterna giovinezza. Quando Tithonòs diventò decrepito al punto da desiderare solo la morte (come la Sibilla Cumana del Satyricon…), Eos lo trasformò in una cicala.
Una dea un po’ sbadata, un po’ sfigata, una dea minore (non una ninfa, evidentemente… ma darmi della dea mi sembrava pretenzioso, ma giusto un po’…!): come me, praticamente!

Un florilegio:

La falsità non dico mai, ma la verità non a ogni uno. (Paolo Sarpi)

Odio passare inosservata; amo non essere notata.

Dico quel che penso, faccio quello che dico. (Max Gazzè)

Non bisogna sperare: bisogna persistere. (Salvatore Natoli)

Nos jugements nous jugent. (Paul Valéry)

A volte, tra essere un’illusa o un’idealista, vorrei essere un’illusionista.


Frammento della statua della dea Eos al Pergamon Museum di Berlino