Archivi categoria: Lavorare in biblioteca

Le forbici nuove

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C’era una volta…
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un paio di forbici rotte.

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Poco fa le stavo usando con la consueta delicatezza e lentezza (mi sembravo quasi l’aiutante verduraio del Favoloso mondo di Amélie), ma si sono aperte lo stesso, per l’ennesima volta. Mi è tornato alla mente il sorrisino con cui la collega che me le aveva date (fanno parte della mia dotazione di cancelleria) mi disse che non c’erano soldi per ordinarne di nuove.
Ma forse erano già lesionate prima che tu me le dessi, non si spiega perché si siano rotte dopo neanche due settimane, e non certo di uso intenso!
Spallucce.
E mi è tornato anche alla mente che da quel dialogo saranno passati almeno cinque anni: non ho più chiesto delle forbici nuove. Ho cercato di farmi bastare queste, facendo attenzione a non tagliarmi con la punta che sporgeva improvvisamente, quando forzavo appena un po’ di più la mano nel taglio. Mi sono fatta bastare queste, facendo attenzione a non rovinare il foglio o la busta imbottita con dentro un libro.
Dunque, miei piccoli lettori, quello non è nemmeno un paio di forbici scardinate. È il mio lavoro. È il modo in cui io faccio quello che devo fare, tutti i giorni, con sommessa dedizione, senza aspettarmi di avere un paio di forbici nuove. È il lavoro di tante persone come me, che avrebbero bisogno di un paio di forbici funzionanti ma hanno imparato ad aprire i plichi anche con quelle rotte.

Outrecuidant

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Si intitola così l’intervista a un cantante francese a me ignoto sulla rivista “Philosophie magazine” (num. 79, maggio 2014), che ieri mi è capitato di leggere mentre la catalogavo. Le risposte del cantautore, nell’insieme piuttosto spocchiose (outrecuidantes, per l’appunto), mi hanno però permesso di conoscere questo aforisma: 

 

« Je donne le meilleur de moi-même ; le résultat ne m’appartient pas. »

Teoria e prassi della biblioteconomia (parte XI)

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Autocontrollo.

[un’utente mai vista prima entra e si guarda attorno con aria smarrita; infine, decide di chiedere]

– Scusi, dove posso trovare Kant?

[la tentazione di rispondere “Al cimitero” oppure “Torna subito, è in pausa caffè” è stata forte.

 

* * *

[un’utente chiede un volume in consultazione e, dopo poco, si avvicina titubante]

– Ma… lo posso prendere in prestito?

– Se fa la tesi con un docente del nostro Dipartimento, sì.

– Tipo chi?

Teoria e prassi della biblioteconomia (parte X)

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Offendere coi luoghi comuni, in due mosse.

[ore 17.20, interno giorno; tre utenti]

Utente 1, donna: Scusi, la biblioteca ha un orario di chiusura?

Bibliotecaria – Certo che ne ha uno: tra dieci minuti.

Utente 1: – Ah, ok grazie. [raduna le sue cose ed esce, seguita da un’altra ragazza]

Utente 2, uomo: – Certo che quest’orario…

Bibliotecaria: – Sì..?

Ut2: – … spezza proprio il pomeriggio. [si ferma, ammicca] Non credi?

B.: – Mah…

Ut2: Uno non si può fermare qui a studiare con calma, capisci.

B.: – Beh, a Lei che è arrivato un quarto d’ora fa effettivamente spezza il pomeriggio. Per me che inizio a lavorare alle 8, le 17.30 è un orario decente per andare a casa.

Ut2: Ah, sicché tu stai qui dalle 8?

B.: – Eh sì. Tutti noi siamo qui dalle 8.

Ut2: – Capisco… ma a Bolzano c’è una biblioteca che non chiude mai. L’hanno costruita da poco, è un edificio enorme, sempre illuminato, sempre aperto… [roteando in aria il braccio destro riproduce l’ampiezza degli spazi. Si interrompe, la guarda sognante] Quello è un sistema efficiente!

B.: – Il sistema si definisce efficiente in base alle risorse che ha. C’è anche chi con meno risorse dà ugualmente il massimo. Quello che Lei descrive è un sistema con più risorse, non necessariamente più efficiente del nostro, in proporzione.

Ut2: – Certo, certo… lì hanno un sacco di soldi, quindi più personale…

B.: – Probabile.

Ut2: – Ciao!

B.: – Buonasera.

Il guaio

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Genitore cinquantenne in sneakers e con l’iPod nelle orecchie si presenta in biblioteca e dice: “Mia figlia ha dimenticato qui una cartellina con del materiale di studio”.
Come spiegare a quest’uomo che
a) è cattiva educazione rivolgersi a una persona continuando a tenere gli auricolari?
b) è cattiva educazione rovistare sulla scrivania di qualcuno, a maggior ragione se è assente, specie dopo che la funzionaria che si è fatta carico della tua richiesta ti ha già dato prova che la cartellina non è lì?
Chi dice aprioristicamente che “la colpa è della scuola” forse dimentica che i peggiori educatori sono i genitori. Resta evidente che, per trasmettere ai figli le nozioni basilari della buona educazione, bisogna conoscerle. Il guaio è tutto qui.

Teoria e prassi della biblioteconomia (parte IX)

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Bellidecasa.  

[ore 17: sala con pochi utenti, una sola bibliotecaria]

– Scusi, a che ora chiude la biblioteca?
– Io alle cinque e mezza vado via.
– Sì, ma la biblioteca a che ora chiude? 

* * *

– Buongiorno, questa è l’unica biblioteca del piano?
– No, ce ne sono altre.
– Eeehhh…?
– Che libro le serve?
– Eehhh no, mi hanno detto di cercare al primo piano.
– Sì, ma se mi dice che libro le serve lo cerco nelle biblioteche qui accanto.
– No, non è un libro, cerco una persona…
– Ah, un collega. Mi vuol dire il nome? Così posso indicarle l’ufficio.
– Ehhhm… una ragazza… si chiama Teresa… che sta studiando in una biblioteca di questo piano… 

* * *

– Buongiorno, scusi, di che Le dà questa collocazione?
– In che senso, di che mi dà?
– Nel senso… me la sono appuntata, ma non mi ricordo cos’è. Secondo Lei – così, a occhio – a quale biblioteca può appartenere?

Le leggi di Murphy del bibliotecario

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1. Quando decidi di indossare una gonna, sistematicamente ti verranno chiesti libri sugli scaffali per raggiungere i quali ti serve la scala.
Corollario: questi scaffali saranno in corridoio o in sala lettura (dove, insomma, può vederti più gente possibile).

2. L’utente che entra in biblioteca nel tuo ultimo quarto d’ora di servizio chiederà sicuramente il libro collocato sul ripiano più alto dello scaffale più impolverato.
Corollario: ammesso che ti resti tempo per farlo, quando andrai in bagno per lavarti le mani sarà finito il sapone.

3. L’utente cinquantenne che entra per la prima volta in biblioteca su mandato del figlio studente si rivolgerà a te, adducendo il pretesto di non saper usare il computer della sala lettura.
Corollario: nel giro di cinque minuti, tirerà di tasca un iPhone ultimo modello.

4. L’utente seccatore (che chiede libri riposti su scaffali non aperti da dieci anni) e l’utente polemico (che contesta ogni punto del Regolamento, anche contraddicendosi durante una stessa conversazione), potendo scegliere a quale bibliotecario rivolgersi, sceglierà inevitabilmente te.

(suscettibile di aggiornamenti) 

Teoria e prassi della biblioteconomia (parte VIII)

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Pubblico questo messaggio, debitamente stagliuzzato, come testimonianza del fatto che gli utenti non sono tutti uguali. Mi piace anche precisare che tutti i bibliotecari che, nonostante i tagli dei finanziamenti e il deprezzamento della professione, credono nel loro lavoro si sono sentiti rivolgere queste parole, a voce o per iscritto, almeno una volta nell’arco della carriera.

[mail del 4 maggio 2013]
Buonasera, Dottoressa,
Le invio questa mail semplicemente per dirLe grazie per il Suo consiglio.
Mi aveva, saggiamente, suggerito di andare dal prof e mostrargli il lavoro intrapreso finora. Ho superato l’angoscia e l’ansia di un primo confronto e ci sono andata e Le dirò: mi sento meglio, finalmente! E’ andata molto bene: ha apprezzato il mio lavoro di ricerca e mi ha detto di continuare, suggerendomi, fra l’altro alcuni altri spunti di riflessione!!
Insomma……………… Le ho scritto per dirLe questo. Grazie, il suo discorso mi ha spronata, davvero. Mi scusi per questa mail.
Cordiali saluti,

X.

Teoria e prassi della biblioteconomia (parte VII)

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Vi sono mancati i miei utenti, vero? 

[ora 8.25, biblioteca appena aperta, posti a sedere tutti liberi]
– Scusi, mi toglie una curiosità?
– Prego.
– Qui c’è il cartellino “posto riservato al personale di biblioteca”. Mi spiega a che serve? Perché non mi posso sedere?
– Perché la volontaria del Servizio Civile ha bisogno di una postazione e le abbiamo dato quella.
– . . .
– Lavora con noi da otto mesi, eh.

* * *

[dopo aver schivato per caso lo spigolo di un cassetto dello schedario per soggetti] Mi scusi, cerchi di non lasciare aperti i cassetti, dopo averli consultati… si può far male qualcuno, passando.
– Ah, ok… me’, vabbe’, e sennò tu che stai a fare?
– . . .

* * *
– Mi scusi, devo cercare la collocazione di un libro.
– Allora, guardi, come le altre volte: clicchi su internet explorer, e poi…
– Ah, e lo devo fare io.
– Eh.
[si siede davanti al computer insieme al fidanzato per cercare di dirimere la questione. Dopo qualche istante, lui si volta con fiero cipiglio e chiede alla bibliotecaria:]
– Ma dove c’è scritto autore, posso scrivere l’autore?
– Direi di sì…
– Intendo: il nome del professore.
– Certo…
[terminata la ricerca, stremati si alzano entrambi]
– Allora, trovato il libro che cercavate?
– Sì sì. Arrivederci.
– Buongiorno.
[la coppia fa il periplo di tutta la sala lettura, sembra guadagnare l’uscita ma in realtà si avvicina all’altro bibliotecario per richiedere la consultazione di quello stesso libro.]