Sillogismi

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[Post ispirato, o direi più esasperato, dalla continua riproposizione radiofonica del pur non eccelso brano di Francesca Michielin, “L’amore esiste“.]

TESI: Francesca Michielin esprime una dichiarazione di amore verso una persona.

ANTITESI: “L’amore non ha un senso, l’amore non ha un nome … l’amore mio sei tu”.

SINTESI: La persona oggetto dell’amore della Michielin non ha senso e non ha nome.

Deduzione: se io ricevessi una profferta amorosa che mi depriva di identità e significato, francamente mi suiciderei.

Settecento persone morte in mare

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I Romani hanno sempre le parole giuste, spesso prima degli altri.

 

Si portano dietro i figli, le mogli, i genitori appesantiti dalla vecchiaia. Alcuni, dopo un lungo errare, non si scelsero deliberatamente una sede, ma per la stanchezza occuparono quella più prossima; altri, con le armi, si conquistarono il diritto di una terra straniera. Alcune popolazioni, avventurandosi verso terre sconosciute, furono inghiottite dal mare, altre si stabilirono là dove la mancanza di tutto le aveva fatte fermare. (4) Non tutti hanno avuto gli stessi motivi per abbandonare la loro patria e cercarne un’altra: alcuni, sfuggiti alla distruzione della loro città e alle armi nemiche e spogliati dei loro beni, si volsero ai territori altrui; altri furono cacciati da lotte intestine; altri furono costretti a emigrare per alleggerire il peso di un’eccessiva densità di popolazione; altri ancora sono stati cacciati dalla pestilenza o dai frequenti terremoti o da altri intollerabili flagelli di una terra infelice, altri, infine, si sono lasciati attirare dalla notizia di una terra fertile e fin troppo decantata. (5) Ognuno ha lasciato la sua casa per una ragione o per l’altra. Questo, però, è certo: che nessuno è rimasto nel luogo dove è nato. Incessante è il peregrinare dell’uomo. In un mondo così grande ogni giorno qualcosa cambia: si gettano le fondamenta di nuove città, nascono popolazioni con nuovi nomi,via via che si estinguono quelle che c’erano prima o si incorporano con altre più forti. Ma tutti questi spostamenti di popoli che cosa sono se non esilii in massa?

Liberos coniugesque et graues senio parentes traxerunt. Alii longo errore iactati non iudicio elegerunt locum sed lassitudine proximum occupauerunt, alii armis sibi ius in aliena terra fecerunt; quasdam gentes, cum ignota peterent, mare hausit, quaedam ibi consederunt ubi illas rerum omnium inopia deposuit. 4. Nec omnibus eadem causa relinquendi quaerendique patriam fuit: alios excidia urbium suarum hostilibus armis elapsos in aliena spoliatos suis expulerunt; alios domestica seditio summouit; alios nimia superfluentis populi frequentia ad exonerandas uires emisit; alios pestilentia aut frequentes terrarum hiatus aut aliqua intoleranda infelicis soli uitia eiecerunt; quosdam fertilis orae et in maius laudatae fama corrupit. 5. Alios alia causa exciuit domibus suis: illud utique manifestum est, nihil eodem loco mansisse quo genitum est. Adsiduus generis humani discursus est; cotidie aliquid in tam magno orbe mutatur: noua urbium fundamenta iaciuntur, noua gentium nomina extinctis prioribus aut in accessionem ualidioris conuersis oriuntur. Omnes autem istae populorum transportationes quid aliud quam publica exilia sunt?

Seneca, Consolatio ad Helviam, VII 3-5

Curiosità estemporanee

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Mi capita di venire a sapere che delle persone collocate in ruoli decisionali facciano dei favoritismi. Per di più, alcuni di questi favoritismi non sarebbero dovuti a simpatia personale (che non ha mai costituito un criterio oggettivo, ma è evidentemente una debolezza umana e come tale va compresa), ma piuttosto a vantaggi personali che si ottengono in cambio. 
Ora, io non voglio contestare qui questo meccanismo: la nostra società ne è talmente innervata che la mia osservazione non avrebbe senso né forza. Però mi è balenato per la mente un quesito: se chi usufruisce di questi benefici di ritorno si sente potente, perché dispone del proprio ruolo decisionale come meglio ritiene, come fa ad essere sicuro di essere realmente potente? Tu mi fai un favore o un regalo e io copro la tua inefficienza davanti a terzi: ma chi effettivamente comanda chi? Chi è il servo, chi il padrone? 

Tu ti fai troppi problemi, Michele… non te ne fare più!

Traslochi e faldoni

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Ora quel che conta si deciderà da sé, chi ti nutre veramente, chi ti ha preso in giro…

In queste settimane sto facendo un lavoro immane (dalla tastiera mi stava scappando l’aggettivo “infame”, e forse non senza ragione): riordinare la mia stanza per decidere cosa portare nella nuova casa. Finalmente sto facendo quello che per alcuni anni ho solo valutato come eventualità remota: liberarmi dei faldoni in cui ho stipato il mio dottorato. Come se potesse essere semplicemente inscatolabile un’esperienza fatta di rancori e gioie, di sfide e sfighe.
Ad ogni modo, sono contenta di me: di aver sistematizzato la marea di fotocopie e appunti e prove di sfruttamento, allora; oggi, di aver concretamente messo mano all’opera di eliminazione. Mi torna dunque in mente questa canzone dei Perturbazione, da Del nostro tempo rubato del 2011 (anche se il titolo di questo post ironicamente echeggia la datatissima, ma forse più famosa, Balocchi e profumi). Istruzioni per l’uso fa eco alla mia attuale necessità di distinguere tra utile e dilettevole, tra necessario e accessorio – dove il primo dei due criteri non è sempre quello che mi fa decidere di conservare; semmai il contrario -: in breve tra cosa mi ha realmente “nutrito” e cosa (o chi) mi “ha preso in giro”.

Ora quel che conta è il trasloco a deciderlo, e non sai già più dove metterti!

 

Vitasnella e la donna “perfetta”

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Ho letto un post di Lorella Zanardo sulla sua pagina Facebook “Il corpo delle donne” (che prende il nome dal documentario realizzato nel 2009 da lei e altri autori) a proposito del nuovo video dell’acqua minerale Vitasnella.
Ho visto anch’io quello spot a cinema: ne sono rimasta frastornata (perché è la pubblicità di un marchio e non una iniziativa pubblica?) e turbata (quante volte ci siamo sentite giudicate in questo modo, e quante volte abbiamo a nostra volta giudicato, quasi a perpetrare l’ingabbiamento per coazione a ripetere?).
Mi piace il post di commento della Zanardo, lo riporto.

Me stessa al meglio e Vitasnella
I cambiamenti possono partire solo dal basso: in seguito arriveranno le leggi a renderli duraturi ma se non comunichiamo il nostro parere e il nostro scontento, non attendiamoci che i cambiamenti avvengano.
 Giorni fa sono stata invitata al lancio di una nuova campagna pubblicitaria per l‘acqua Vitasnella, mi è stato chiesto di intervenire al dibattito.
 La campagna è qui, guardiamola e analizziamola.


– Buona notizia: c’è da essere contente/i del nostro lavoro, intendo di noi tutte/i: protestare, come dicevamo, serve. Saatchi and Saatchi, l’agenzia di pubblicità, ha evidentemente ascoltato le giovani donne sul web anche probabilmente attraverso ricerche ad hoc: la ragazza selezionata per il video è certamente carina, ma non rispecchia i terrificanti canoni imposti dai media negli ultimi anni: ha un fisico di struttura nella norma, non è eccessivamente magra né con seni finti enormi. E’ un cambiamento importante: viene proposto un corpo di giovane donna a figura intera, sapendo che verrà visto da milioni di persone comunicando in questo modo che “va bene così”. Per noi che qui ci occupiamo di analisi mediatica è un passo rilevante.
 Sappiamo che per molte/i, giovani in particolare, ciò che i media comunicano detta legge. Il fatto che un corpo “fuori norma mediatica” venga proposto in modo positivo è un segnale importante.
– stiamo assistendo ad un trend di cambiamento. In passato la linea DOVE e Always Procter and Gamble avevano intrapreso un cammino di ribellione: il primo rifiutando photoshop il secondo proponendo che le ragazze nella pre-adolescenza sono libere e solo più avanti nella vita vengono “ingabbiate” in stereotipi umilianti e omogeneizzanti.
– nella campagna Vitasnella interviene un elemento nuovo: il giudizio verbalizzato da chi guarda. E’ un’esperienza devastante. Come sappiamo lo sguardo giudica e ingabbia: può essere l’occhiata di nostra madre sulle nostre cosce, quella di un’amica sui nostri seni piccoli, di un amico sul nostro sedere. Il giudizio verbale rafforza quello emanato dallo sguardo.
Qui viene reso palese ciò che accade sempre più spesso nella vita reale e che conduce all’oggettivizzazione dei corpi e quel che è più grave ancora all’autoggettivizzazione. Cioè siamo noi stesse ad introiettare “quegli sguardi” e a renderli ferocemente autogiudicanti.
 Il fatto di averli qui estrinsecati porta tutte/i noi a riflettere su come i giudizi, non sempre espressi con malignità, possano ferire e pregiudicare la vita di molte. Contribuendo a costruire gabbie all’interno delle quali le ragazze sopravvivono.
– “ma è pur sempre un’azienda che ha un fine mercantile.” Sì, un’azienda, buona che sia la sua campagna pubblicitaria, ha un fine mercantile, cioè vuole e deve vendere. Alla fine di questo bel video appare il marchio Vitasnella a ricordarci l’obbiettivo.
Una campagna pubblicitaria così avrebbe potuta essere prodotta da Istituzioni dalla parte delle cittadine/i, dal Ministero Pari Opportunità. Non è accaduto.
Considerando che le ricerche ci dicono che le /i giovani si identificano sempre più nel brand cioè nel marchio, ben vengano queste campagne pubblicitarie.
 Noi intanto continuiamo a vigilare e a lavorare perché i nostri corpi, i corpi delle donne e ancor più delle ragazze, si esprimano liberi.

La terra girò per avvicinarci (Eugenio Montejo)

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“La Terra girò per renderci più vicini,
girò sul suo asse e su di noi
finché finalmente
ci ricongiunse in questo sogno

Lascia che ti ami fino a quando girerà la terra
e gli astri inchinino i loro crani azzurri
sulla rosa dei venti.

Galleggiando, a bordo di questo giorno
nel quale per caso, per un istante,
ci siamo destati così vicini.

Ho potuto vivere in un altro regno, in un altro mondo,
a molte leghe dalle tue mani, dal tuo sorriso,
su un pianeta remoto, irraggiungibile.

Sono potuto nascere secoli fa
quando non esistevi in nulla
e nelle mie ansie di orizzonte
potevo indovinarti in sogni di futuro,
ma le mie ossa a quest’ora
non sarebbero che alberi o pietre.

Non è stato ieri né domani, in un altro tempo,
in un altro spazio,
né giammai accadrà
quantunque l’eternità lanci i suoi dadi
a favore della mia fortuna.

Lascia che ti ami fino a quando la terra
graviterà al ritmo dei suoi astri
e ad ogni istante ci stupisca
questo fragile miracolo di esser vivi.
Non abbandonarmi fino a quando essa non si fermerà.”

Buon compleanno, amore mio.