Italianismi

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C’è un italianissimo filo di continuità tra la copertura delle statue per il passaggio di Rouhani e l’indizione del Family Day: il bigottismo. Sostanzialmente il Family Day è una manifestazione omofoba mascherata da ritorno alla tradizione e alla natura (su questo si è espresso con sensata pacatezza Giulio Mozzi qui).

 

gaetanosalvemini

Buon 2016

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Eugenio Montale, Il primo gennaio (da Satura)

So che si può vivere
non esistendo,
emersi da una quinta, da un fondale,
da un fuori che non c’è se mai nessuno
l’ha veduto.
So che si può esistere
non vivendo,
con radici strappate da ogni vento
se anche non muove foglia e non un soffio increspa
l’acqua su cui s’affaccia il tuo salone.
So che non c’è magia
di filtro o d’infusione
che possano spiegare come di te s’azzufino
dita e capelli, come il tuo riso esploda
nel suo ringraziamento
al minuscolo dio a cui ti affidi,
d’ora in ora diverso, e ne diffidi.
So che mai ti sei posta
il come – il dove – il perché,
pigramente rassegnata al non importa,
al non so quando o quanto, assorta in un oscuro
germinale di larve e arborescenze.
So che quello che afferri,
oggetto o mano, penna o portacenere,
brucia e non se n’accorge,
né te n’avvedi tu animale innocente
inconsapevole
di essere un perno e uno sfacelo, un’ombra
e una sostanza, un raggio che si oscura.
So che si può vivere
nel fuochetto di paglia dell’emulazione
senza che dalla tua fronte dispaia il segno timbrato
da Chi volle tu fossi…e se ne pentì.
Ora,
uscita sul terrazzo, annaffi i fiori, scuoti
lo scheletro dell’albero di Natale,
ti accompagna in sordina il mangianastri,
torni indietro, allo specchio ti dispiaci,
ti getti a terra, con lo straccio scrosti
dal pavimento le orme degli intrusi.
Erano tanti e il più impresentabile
di tutti perché gli altri almeno parlano,
io, a bocca chiusa.

La situazione dell’industria editoriale in Italia

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In questa complessa allegoria del sistema editoriale (dovuta a Sandro Botticelli) si possono notare: al centro, in abiti sfarzosi, ignorata da tutti, la Cultura; all’esterma sinistra, in virile solitudine, le edizioni Laterza; nella metà sinistra, danzanti a mani unite, le Oligopoliste della Distribuzione e del Dettaglio (Messaggerie, Pde, Feltrinelli), prese di mira dalla Crisi abilmente travestita da innocente fanciullo; nella metà destra, in veste fiorita e modaiola, minimum fax compie un passo verso l’invisibile Pubblico; mentre la poverella e quasi ignuda Rizzoli viene rapida dall’orrida Mondadori (che sbuca di tra gli alberi).

botticelli-primavera

[da un post su Facebook di Giulio Mozzi, che mi ha fatto sorridere.]

A ben pensarci

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Il concetto di maternità è molto vicino a quello di divinità.
E no, non è questione di onnipotenza generativa. Mi sono trovata a considerare che l’essere umano primitivo debba avere elaborato il concetto di Essere perfetto e superiore proprio a partire dall’esperienza uterina, da quella specie di “vita anteriore” di platonica memoria di cui (verosimilmente) portiamo tutti inconscia traccia. In fondo, per tutta la durata del periodo pre-natale – di cui però l’individuo non conosce il termine, che gli giunge sempre inaspettato e traumatico – viviamo in un ambiente protetto e organizzato a priori, in cui il cibo viene fornito dall’alto, in cui giungono da lontano segnali uditivi, tra i quali si distingue nettamente la voce di un’entità sempre presente.

[Sì, probabilmente questo arzigogolio dipende dal fatto che sono madre da due settimane. Sto imparando ad esserlo; spero di imparare soprattutto a semplificare le cose, attitudine che con questo post non mostro di avere ancora. :) ]

Insieme!

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Perché ogni fase di passaggio si affronta insieme, nonostante gli ostacoli. L’ottimismo di questa canzone del gruppo catalano Txarango mi è tornato d’aiuto in un momento di sconforto nella parte conclusiva di questi nove mesi. Perciò incollo il testo e il video: enjoy!

Si tropezamos… volveremos a soñar.
Si nos caen los sueños… volveremos a soñar.
Y aun así, si me matas… volveremos a soñar.
Escribe aventuras en el libro de la vida y lo mejor es que nos quedan mil más. Quédate en los sueños como un carrusel que gira, que gira, que gira loco. Y a explorar, y volar pero sin peros, como aventureros volveremos a soñar.
Yo te respeto Amor. Tú me enseñaste los secretos del camino y lo mejor es tenerlos que andar. De flor en flor polinizaré las mieles del sabor, juntos mejor. Y volar pero sin peros, como aventureros volveremos a soñar.
Al menos una vez más… me ilumina el sendero las estrellas, y lo mejor es bailarlo con ellas. Es un circo de canciones bellas, compartiendo el don, entre nubes de algodón. Y a volar pero sin peros, como aventureros volveremos a soñar.
Si hace frío nos daremos calor, abrázame que a mí me sienta mejor. Hoy me levanto con ganas de andar, ¡juntos!, a la orilla del mar. Ver para vivirlo, verlo para creerlo, vivir para contarlo, cerca para tocarlo, probar para probarlo, cantar para cantarlo, soñar para soñarlo, ¡juntos!
Volveremos a soñar. Volveremos, volveremos a soñar. ¡Al menos una vez más!