Insieme!

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Perché ogni fase di passaggio si affronta insieme, nonostante gli ostacoli. L’ottimismo di questa canzone del gruppo catalano Txarango mi è tornato d’aiuto in un momento di sconforto nella parte conclusiva di questi nove mesi. Perciò incollo il testo e il video: enjoy!

Si tropezamos… volveremos a soñar.
Si nos caen los sueños… volveremos a soñar.
Y aun así, si me matas… volveremos a soñar.
Escribe aventuras en el libro de la vida y lo mejor es que nos quedan mil más. Quédate en los sueños como un carrusel que gira, que gira, que gira loco. Y a explorar, y volar pero sin peros, como aventureros volveremos a soñar.
Yo te respeto Amor. Tú me enseñaste los secretos del camino y lo mejor es tenerlos que andar. De flor en flor polinizaré las mieles del sabor, juntos mejor. Y volar pero sin peros, como aventureros volveremos a soñar.
Al menos una vez más… me ilumina el sendero las estrellas, y lo mejor es bailarlo con ellas. Es un circo de canciones bellas, compartiendo el don, entre nubes de algodón. Y a volar pero sin peros, como aventureros volveremos a soñar.
Si hace frío nos daremos calor, abrázame que a mí me sienta mejor. Hoy me levanto con ganas de andar, ¡juntos!, a la orilla del mar. Ver para vivirlo, verlo para creerlo, vivir para contarlo, cerca para tocarlo, probar para probarlo, cantar para cantarlo, soñar para soñarlo, ¡juntos!
Volveremos a soñar. Volveremos, volveremos a soñar. ¡Al menos una vez más!

Sillogismi

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[Post ispirato, o direi più esasperato, dalla continua riproposizione radiofonica del pur non eccelso brano di Francesca Michielin, “L’amore esiste“.]

TESI: Francesca Michielin esprime una dichiarazione di amore verso una persona.

ANTITESI: “L’amore non ha un senso, l’amore non ha un nome … l’amore mio sei tu”.

SINTESI: La persona oggetto dell’amore della Michielin non ha senso e non ha nome.

Deduzione: se io ricevessi una profferta amorosa che mi depriva di identità e significato, francamente mi suiciderei.

Settecento persone morte in mare

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I Romani hanno sempre le parole giuste, spesso prima degli altri.

 

Si portano dietro i figli, le mogli, i genitori appesantiti dalla vecchiaia. Alcuni, dopo un lungo errare, non si scelsero deliberatamente una sede, ma per la stanchezza occuparono quella più prossima; altri, con le armi, si conquistarono il diritto di una terra straniera. Alcune popolazioni, avventurandosi verso terre sconosciute, furono inghiottite dal mare, altre si stabilirono là dove la mancanza di tutto le aveva fatte fermare. (4) Non tutti hanno avuto gli stessi motivi per abbandonare la loro patria e cercarne un’altra: alcuni, sfuggiti alla distruzione della loro città e alle armi nemiche e spogliati dei loro beni, si volsero ai territori altrui; altri furono cacciati da lotte intestine; altri furono costretti a emigrare per alleggerire il peso di un’eccessiva densità di popolazione; altri ancora sono stati cacciati dalla pestilenza o dai frequenti terremoti o da altri intollerabili flagelli di una terra infelice, altri, infine, si sono lasciati attirare dalla notizia di una terra fertile e fin troppo decantata. (5) Ognuno ha lasciato la sua casa per una ragione o per l’altra. Questo, però, è certo: che nessuno è rimasto nel luogo dove è nato. Incessante è il peregrinare dell’uomo. In un mondo così grande ogni giorno qualcosa cambia: si gettano le fondamenta di nuove città, nascono popolazioni con nuovi nomi,via via che si estinguono quelle che c’erano prima o si incorporano con altre più forti. Ma tutti questi spostamenti di popoli che cosa sono se non esilii in massa?

Liberos coniugesque et graues senio parentes traxerunt. Alii longo errore iactati non iudicio elegerunt locum sed lassitudine proximum occupauerunt, alii armis sibi ius in aliena terra fecerunt; quasdam gentes, cum ignota peterent, mare hausit, quaedam ibi consederunt ubi illas rerum omnium inopia deposuit. 4. Nec omnibus eadem causa relinquendi quaerendique patriam fuit: alios excidia urbium suarum hostilibus armis elapsos in aliena spoliatos suis expulerunt; alios domestica seditio summouit; alios nimia superfluentis populi frequentia ad exonerandas uires emisit; alios pestilentia aut frequentes terrarum hiatus aut aliqua intoleranda infelicis soli uitia eiecerunt; quosdam fertilis orae et in maius laudatae fama corrupit. 5. Alios alia causa exciuit domibus suis: illud utique manifestum est, nihil eodem loco mansisse quo genitum est. Adsiduus generis humani discursus est; cotidie aliquid in tam magno orbe mutatur: noua urbium fundamenta iaciuntur, noua gentium nomina extinctis prioribus aut in accessionem ualidioris conuersis oriuntur. Omnes autem istae populorum transportationes quid aliud quam publica exilia sunt?

Seneca, Consolatio ad Helviam, VII 3-5

Curiosità estemporanee

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Mi capita di venire a sapere che delle persone collocate in ruoli decisionali facciano dei favoritismi. Per di più, alcuni di questi favoritismi non sarebbero dovuti a simpatia personale (che non ha mai costituito un criterio oggettivo, ma è evidentemente una debolezza umana e come tale va compresa), ma piuttosto a vantaggi personali che si ottengono in cambio. 
Ora, io non voglio contestare qui questo meccanismo: la nostra società ne è talmente innervata che la mia osservazione non avrebbe senso né forza. Però mi è balenato per la mente un quesito: se chi usufruisce di questi benefici di ritorno si sente potente, perché dispone del proprio ruolo decisionale come meglio ritiene, come fa ad essere sicuro di essere realmente potente? Tu mi fai un favore o un regalo e io copro la tua inefficienza davanti a terzi: ma chi effettivamente comanda chi? Chi è il servo, chi il padrone? 

Tu ti fai troppi problemi, Michele… non te ne fare più!

Traslochi e faldoni

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Ora quel che conta si deciderà da sé, chi ti nutre veramente, chi ti ha preso in giro…

In queste settimane sto facendo un lavoro immane (dalla tastiera mi stava scappando l’aggettivo “infame”, e forse non senza ragione): riordinare la mia stanza per decidere cosa portare nella nuova casa. Finalmente sto facendo quello che per alcuni anni ho solo valutato come eventualità remota: liberarmi dei faldoni in cui ho stipato il mio dottorato. Come se potesse essere semplicemente inscatolabile un’esperienza fatta di rancori e gioie, di sfide e sfighe.
Ad ogni modo, sono contenta di me: di aver sistematizzato la marea di fotocopie e appunti e prove di sfruttamento, allora; oggi, di aver concretamente messo mano all’opera di eliminazione. Mi torna dunque in mente questa canzone dei Perturbazione, da Del nostro tempo rubato del 2011 (anche se il titolo di questo post ironicamente echeggia la datatissima, ma forse più famosa, Balocchi e profumi). Istruzioni per l’uso fa eco alla mia attuale necessità di distinguere tra utile e dilettevole, tra necessario e accessorio – dove il primo dei due criteri non è sempre quello che mi fa decidere di conservare; semmai il contrario -: in breve tra cosa mi ha realmente “nutrito” e cosa (o chi) mi “ha preso in giro”.

Ora quel che conta è il trasloco a deciderlo, e non sai già più dove metterti!